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Un progetto di valorizzazione della scienza nell’arte:  le rappresentazioni botaniche nei festoni rinascimentali della scuola di Raffaello
 

I dipinti floreali nei festoni rinascimentali della scuola di Raffaello costituiscono una testimonianza della numerosità e, potremmo dire oggi, della biodiversità delle specie e delle varietà botaniche presenti in Europa dopo la scoperta dell’America, che hanno suggerito l’avvio di una mostra dal nome emblematico: I colori della prosperità

La raffigurazione di piante e animali nella pittura e nella scultura risale all’epoca preistorica quando accanto a figure animali in scene di caccia si trovano stilizzazioni ispirate ad alberi, come rappresentazioni simboliche di ponti fra la terra e il cielo e di elementi cardine dei processi vitali. Quindi, soprattutto con lo sviluppo degli insediamenti stanziali e dell’agricoltura, le piante vengono rappresentate non solo per il loro ruolo di caratterizzazione del paesaggio, ma anche per la funzione centrale che hanno nella sussistenza dell’uomo, oltre che per la valenza decorativa e fortemente connessa con la religiosità antica.
In generale, la presenza di elementi naturalistici nell’arte può essere collegata a diversi intenti, che si possono collegare alla loro valenza magica e religiosa e più in generale simbolica, mentre solo raramente si può attribuire loro una valenza esclusivamente “mimetica” e decorativa.
La straordinaria biodiversità percepibile nelle sculture e pitture romane è un elemento emblematico del ruolo che le piante avevano nel mondo antico, e fra le rappresentazioni più significative spicca il paramento dell’Ara pacis di Augusto. Qui l’ampio spazio dato alle immagini fitomorfiche in un monumento di così grande rilievo storico e dal potente valore simbolico, eretto per rappresentare l’inizio di un’era di pace, non può essere considerato ispirato a intenti solo decorativi. Le centinaia di elementi vegetali combinati fra di loro in un quadro di eccezionale ricchezza portano, infatti, un messaggio che il popolo, seppur analfabeta e incapace di comprendere le iscrizioni latine, ma legato in un rapporto atavico e quotidiano con la natura, avrebbe facilmente saputo capire. Colori, forme e analogie avrebbero guidato l’interpretazione di uno schema dove l’insieme degli elementi botanici illustra il progetto augusteo di una rinascita di Roma, in un processo unitario ma molteplice nello stesso tempo,  organizzato in schemi di armonia ed ordine, che si propagherà per l’eternità attraverso una metamorfosi continua.
Nelle rappresentazioni delle piante nell’arte, i festoni si ricollegano alla tradizione classica di intrecciare fasci di foglie, frutta e fiori e di legarli con nastri per poi appenderli con i due capi agli altari, ai templi e agli archi in segno di devozione religiosa. I festoni sono quindi le piante delle feste che hanno un intento augurale di prosperità ed abbondanza. Di tale tradizione esistono ricorrenti esempi che veicolano questo significato augurale, in bassorilievi e sculture di altari, sarcofagi e in altri fregi architettonici.
Più tardi, con la riscoperta dell’antico che prende avvio nel Rinascimento, il tema dei festoni viene ripreso più volte grazie ad artisti di grande rilievo, quale in particolare il Mantegna o il Crivelli, che spesso ritraggono elementi vegetali singoli, ma più spesso intrecciati in festoni selezionati sulla base del simbolismo delle singole specie, trasposto poi in concetti della religiosità cristiana.
In tale contesto, dobbiamo però ricordare soprattutto il ruolo e l’importanza della scuola di Raffaello ed in particolare la figura di Giovanni da Udine, che nei primi anni del ‘500 riscopre lo stile delle grottesche antiche e degli stucchi romani. Questi artisti, pur non comprendendo la filosofia e religiosità pagana, ammiravano la bellezza e l’originalità delle composizioni fantastiche e naturalistiche che ritrovavano nei monumenti antichi a partire dalla scoperta della Domus Aurea, che – interrata – appariva una grotta e non una reggia dorata e solare. Giovanni da Udine per primo rielabora quindi con lo spirito rinascimentale, fedele all’osservazione naturalistica, i modelli di ispirazione classica secondo un rigore scientifico avviato già da Leonardo.
Per motivi di composizione decorativa, il tema del festone trova la sua massima espressione nelle Logge romane dove Raffaello esprime la sua arte e, in particolare, nella Loggia di Psiche che costituiva l’ingresso alla villa trasteverina, allora suburbana, che Agostino Chigi aveva voluto come luogo di diletto (ormai nota come “La Farnesina”, per la lunga storia che la legò poi alla Famiglia Farnese che l’acquistò già alla fine del ‘500) e nel loggiato papale in Vaticano.
La nuova residenza voluta dal Chigi era ubicata appena a ridosso della città antica e del Tevere, in un’area ancora inedificata alle pendici del Gianicolo, e la decorazione della Loggia, dedicata al mito di Amore e Psiche, fu concepita da Raffaello per creare una sorta di illusione prospettica che non originasse un brusco passaggio fra i giardini e l’interno. Così la volta venne progettata come un ricco pergolato carico di fiori e frutti, costituito da 35 festoni disposti a formare una particolarissima cornice del racconto (Figura 1).
L’ammirazione per tale originale schema compositivo è efficacemente espressa dal Vasari, che descrive l’opera come: “un recinto di festoni grossi a torno a torno gli spigoli e quadrature di quella volta, facendovi stagione per istagione di tutte le sorti frutte, fiori e foglie, con tanto artifizio lavorate, che ogni cosa vi si vede viva e staccata dal muro e naturalissima; e sono tante le maniere di frutte e biade che in quell’opera si veggiono, che, per non raccontarle ad una ad una, dirò solo che vi sono tutte quelle che in queste nostre parti ha prodotto la natura”.  E come ulteriore segno di apprezzamento commenta: “Ardisco d’affermare che Giovanni in questo genere di pitture ha passato tutti coloro che in simili cose hanno meglio imitata la natura, perciò che, oltre all’altre cose, insino i fiori del sambuco, del finocchio e dell’altre cose minori vi sono veramente stupendissimi”.

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Fig. 1 Loggia di Psiche: Pennacchio di Psiche che torna vittoriosa dal regno dei morti con l’unguento dell’eterna giovinezza, circondata da festoni ricchi di piante medicinali e rare


Nella successiva opera di Giovanni da Udine nelle Logge vaticane, il tema botanico assume ancora un grande rilievo, mostrando però differenze rispetto alla precedente per la modalità di organizzazione dell’immagine e per una riduzione della diversità floristica, a fronte dell’incremento degli elementi fantastici nel tema delle grottesche. Queste Logge, che formano un lungo camminamento, diviso in 13 arcate o campate, furono concepite come un loggiato privato per la nuova residenza papale voluta da Papa Giulio II, che ne affidò il progetto a Bramante, sostituito poi da Raffaello dal nuovo Papa Leone X. Qui, nel lato contrapposto alle arcate che si affacciano sul piazzale Vaticano, altre tredici arcate specularmente disposte ricreano, con le decorazioni e con le pitture, la sensazione di uno spazio aperto all’esterno. Così, al contorno delle strutture architettoniche, all’interno di lunette e pilastrini, nel cielo di un azzurro intenso, fiori e  frutti riuniti in mazzi a formare i festoni danno infatti al lungo loggiato l’impressione di un camminamento aperto su due lati (Figura 2). L’impressione dell’artificio è annullata da una sensazione straordinaria di vitalità e di naturalezza a cui contribuisce la presenza al loro intorno di un variegato mondo animale. I frutti, frammisti a fiori e ortaggi, sono scanditi in mazzi di variegata composizione stretti da corde e nastri rosseggianti, rallegrati dalla presenza di variopinti uccelli, originando così un “tralcio” del tutto speciale, vario sia per l’opera della natura che per quella dell’uomo.

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Fig. 2 Logge di Raffaello in Vaticano: particolare della V lunetta con festoni carichi di fiori e frutti

L’eccezionalità di questa rappresentazione botanica emerge anche dal punto di vista scientifico- naturalistico.
Sul piano qualitativo per la ricchezza delle specie rappresentate (quasi 170, ma notevolmente di più se consideriamo anche le varietà), fra cui spiccano in particolare frutti (quali mele, pere, pesche, melograni, zucche, uva ed agrumi) e fiori (come rose, narcisi, gigli, iris e vilucchioni), oltre a radici, bulbi, fusti e foglie, e perfino funghi.
Sul piano quantitativo per il grandissimo numero di varianti di ciascun gruppo di specie, che assommano a circa 1.200 elementi, e che arrivano a parecchie migliaia, se si considerano i singoli elementi.

Altro motivo di eccezionalità è poi determinato dalla presenza di specie rare ed esotiche provenienti da tutti i continenti allora noti e in particolare dalle specie americane ad appena 20 anni dalla scoperta del nuovo mondo. Ciò conferisce alle pitture il primato di essere il più antico documento che testimonia l’introduzione delle piante riportate da Colombo in Europa, fra cui Zea mays L. (granturco) (Figura 3), Cucurbita pepo L. (zucchina), Cucurbita maxima Duchesne (zucca maggiore), Cucurbita moschata Duchesne (zucca muschiata) e forse anche Phaseolus vulgaris L. (fagiolo comune).

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La Farnesina, Loggia Amore e Psiche affresco di Giovanni da Udine

In conclusione, numerosità, e potremmo dire oggi biodiversità, unitamente alla rarità e al suo valore di testimonianza storica di eccezionale valenza, sono elementi di spicco senza uguali che rendono l’opera un “libro di scienza”, oltre che un “manuale d’arte”, pronto ad essere letto e goduto dai visitatori di ogni tempo e di ogni nazione.
In generale si può sottolineare che il significato dell’iconografia botanica dei festoni è da interpretare come uno strumento di meraviglia e conseguentemente di ammirazione per il committente che possedeva ogni cosa ed era in grado di reperire le piante più rare.
Era quindi uno “status symbol” potentissimo ed emblema di potere, ma nello stesso tempo augurale di benessere, prosperità, fortuna, e amore, come rilevabile dalla selezione di altre piante associate a Venere e Giunone, e dalla presenza di scherzi pittorici sul tema erotico-simbolico, enfatizzati dalla ricorrenza delle zucche falliche.
Non mancano intenti decorativi che emergono dagli effetti estetico-formali ricercati mediante la creazione di ben precise simmetrie ed equilibri spaziali, costituiti da elementi uguali o equivalenti dal punto di vista morfologico, cioè della forma, del colore e delle dimensioni.
Da non trascurare infine il fatto che le pitture rientrano nello spirito e nella cultura rinascimentale, che sotto l’impulso delle nuove esplorazioni ha dato il via al collezionismo scientifico e all’osservazione attenta dei fenomeni naturali.
L’eccezionale ricchezza di specie, il rigore nella loro rappresentazione, non solo fedele ma viva, con una ricchezza cromatica estremamente variegata, di cui dal basso si percepisce solo parzialmente la varietà, ha suggerito l’avvio di una mostra (a cura di Antonio Sgamellotti e Giulia Caneva)  che sarà inaugurata alla fine del 2016 sotto l’egida dell’Accademia Nazionale dei Lincei ed il supporto di rilevanti Centri di ricerca scientifica operanti nel settore. Il nome emblematico - “I colori della prosperità” - vuole mostrare attraverso i cromatismi dei frutti, scelti come simbolo di meraviglia, amore e potere, l’immagine della straordinaria biodiversità di questo patrimonio vegetale e allo stesso tempo culturale che convergeva a Roma da tutto il mondo.
Tale percorso sarà quindi tracciato selezionando frutti provenienti da tutti i continenti (esclusa l’Australia, allora non conosciuta) in associazione al loro quadro cromatico, anch’esso ampio e variegato.
A tal fine è stata effettuata una campagna diagnostica per studiare e caratterizzare pigmenti utilizzati che ha previsto indagini spettroscopiche non invasive in situ, comprendenti  una parte di  imaging a diverse lunghezze d’onda (visibile, IR, UV ed XRF) ed una parte di  analisi puntuali con strumentazioni portatili (XRF, IR, UV-Vis). Le indagini sono state  condotte su alcuni soggetti emblematici del tema decorativo della Loggia, dal laboratorio mobile MOLAB®  della ‘Joint Research Unit’ (CNR-ISTM Pg, SMAArt UNIPg, LabDia Spoleto) in collaborazione con XGLab (spin-off del Politecnico di Milano) e con la consulenza dell’ENEA.
L’allestimento espositivo con pannelli esplicativi e tecniche multimediali è stato sviluppato in sinergia con il CNR-ISTI di Pisa.
Dopo l’esposizione romana, a rappresentare il contesto europeo di origine, si intende programmare un percorso itinerante della mostra nei luoghi di origine di alcune piante emblematiche provenienti dai diversi continenti e immortalate nella Loggia, sviluppato con la collaborazione degli Istituti Italiani di Cultura e delle Accademie delle Scienze dei Paesi coinvolti.

 

Per saperne di più:

 

BIBLIOGRAFIA


Caneva G., 1992. Il mondo di Cerere nella Loggia di Psiche, Ed. Palombi, Roma: pp. 1-223


Caneva G., 2010. Il codice botanico di Augusto. The Augustus Botanical Code. (bilingue Italiano Inglese), Ed. Gangemi, Roma


Caneva G., Carpaneto G.M. (ed.) 2011. Raffaello e l’immagine della natura. Silvana Editoriale, Milano

 


 

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