Menu
Orti urbani
 

Questo articolo si occupa di verde urbano e di pratiche virtuose di recupero di aree agricole e campi abbandonati, che si diffondono con la crescita della sensibilità ambientale e del valore della sostenibilità nella pubblica opinione           

Nell’intervista riportata sul numero 1/2017 della rivista dedicato alle Smart City, Franco Ferrarotti si sofferma sul tema della trasformazione delle città, sottolineando la relazione tra spazi urbani e vita sociale.

Lo sviluppo storico mostra il passaggio dalla tradizionale struttura monocentrica rappresentata dall’agorà, anima pulsante delle città-stato, al modello agglutinante che si espande caoticamente e senza alcun riferimento alla forma originaria della città e che viene fatto risalire al periodo dell’industrializzazione. Tale passaggio ha prodotto una progressiva perdita dell’identità e della memoria storica del territorio.

Oggi, secondo Ferrarotti, assistiamo a un ulteriore processo, non ancora pienamente compreso nella sua estrema complessità, quello della formazione di meta-città o realtà policentriche e trans-culturali che inglobano molteplici tipologie di abitanti, per vita sociale e multiculturalità.

Gli urbanisti utilizzano il termine megalopoli per indicare l’evoluzione delle metropoli verso la nuova forma di relazione tra spazi e persone.

In città_ mercato contadino

Nelle megalopoli, la tradizionale suddivisione tra ambiente urbano e rurale si modifica, il confine diventa labile per l’inglobamento di ampie fasce agricole all’interno dei paesaggi urbanizzati.

La mutazione sociale che ne deriva rende tali aree un concentrato di vissuti, spesso assai distanti tra loro per scelta e destino. L’immigrazione, la povertà economica, l’esclusione sociale e culturale caratterizzano la condizione di molti degli abitanti delle periferie periurbane. Ma negli stessi luoghi si trova anche chi ha fatto una scelta di vita, per sperimentare nuove forme di socialità attraverso la dimensione rurale che ancora li caratterizza.

La scelta ‘verde’ è infatti un fenomeno in crescita negli ultimi anni, soprattutto tra le fasce giovanili in cerca di una diversa opportunità occupazionale1 e che si ispirano ad una visione comunitaria legata alla terra ed alle pratiche di coltivazione secondo metodi naturali2.

 

Il verde urbano in Italia

Nel 2013 l’Italia si è dotata di una legge sul verde pubblico (L. 10/2013) finalizzata alla programmazione degli interventi per manutenere e potenziare il patrimonio esistente nelle città3.

Nel 2014, secondo l’ultima rilevazione ISTAT sul verde urbano nei capoluoghi italiani, la percentuale di verde corrisponde al 2,7% del totale4. In media ciascuno di noi dispone di circa 31 metri quadri con punte che arrivano a 50 metri quadri nel nord-est.

Se si guarda alle diverse tipologie del verde urbano, risalta il dato del sensibile aumento del numero degli orti comunali; in tre anni, dal 2011 al 2014, sono cresciute di un terzo le aree incolte, di proprietà pubblica, assegnate in comodato d’uso a cittadini per uso agricolo.

Gli orti urbani vengono ormai considerati un presidio territoriale dalla grande valenza aggregativa. Contribuiscono a contenere il consumo di suolo, preservano e valorizzano le aree verdi tra le superfici edificate, e promuovono forme di socializzazione e di inclusione sociale.

Per descrivere l’insieme di queste nuove pratiche si utilizza un neologismo, l’Agricivismo, che indica la nuova forma di cittadinanza che coniuga dimensione civica e tutela della qualità ambientale e paesaggistica5.

A livello internazionale è assai più diffuso il concetto di community gardening, che sottolinea la componente comunitaria di pratiche di cura e coltivazione di appezzamenti di terra.

Anche in Italia, negli ultimi anni, si stanno diffondendo modelli di gestione collettiva di spazi verdi, sia pubblici che privati.

Di seguito, la descrizione di alcune esperienze di orti urbani e giardini condivisi diffusi in alcune regioni italiane, partendo da uno dei luoghi europei più noti, per socialità, multiculturalismo e attivismo ambientale, la città di Berlino.

 

Gli orti urbani di Berlino

Tra le esperienze europee più interessanti di orticoltura urbana comunitaria, le community garden di Berlino offrono un vasto panorama di progetti rivolti alla promozione della socialità del quartiere o all’inclusione di gruppi in situazione di marginalità sociale. 

Nel biennio 2011/2012 si contavano 99 community garden, numero che non comprende la tipologia degli orti urbani convenzionali che in genere sono organizzati in maniera più individualistica. Alcune di queste sono nate come esperienze di guerrilla gardening, forme di attivismo ambientalista finalizzate alla riqualificazione di un pezzo di terra o giardino incolto.  

Tali pratiche, diffuse anche in diverse città italiane, hanno portato a trasformare i lotti coltivati in veri e propri orti di quartiere.

Il Wuhlegarten è il primo orto interculturale nato nella periferia berlinese con la partecipazione di una comunità di persone provenienti da aree geografiche assai distanti. Si tratta di un caso di successo, sostenuto dall’amministrazione cittadina e preso a modello per altre esperienze interculturali nella città.

Il TonSteineGärten è un orto di quartiere posto all’interno del parco pubblico Bethanien, che è stato avviato nell’estate del 2009. Attualmente l’area, di circa 1500 metri quadri, comprende un orto di circa 60 lotti ed un edificio, che negli anni ottanta fu un centro sociale molto noto.

Il TonSteineGärten è un esempio di progettazione partecipata tra gli abitanti del quartiere ed alcuni architetti del paesaggio, che hanno realizzato la community garden e ridisegnato la costruzione esistente. L’edificio, un tempo anche ospedale, ora ospita un museo comunale di arte contemporanea, un bar e uno spazio per workshop nel quale si svolgono festival di street art e spettacoli di danza e teatro.

Altro esempio è il Prinzessinengarten, orto urbano mobile creato dalla Organizzazione Non Governativa Nomadisch Grün (letteralmente ‘giardino mobile’). Erbe aromatiche e ortaggi freschi, biologici e prodotti localmente, vengono fatti crescere in cassoni di coltivazione senza uso di pesticidi. La caratteristica dell’orto è di essere dinamico, in quanto risulta dalla trasformazione temporanea di spazi inutilizzati come cantieri, parcheggi e tetti, che divengono per un determinato periodo di tempo, giardini e orti urbani.

 

Gli orti urbani di Roma

A Roma le aree verdi sono tra le più grandi d’Europa, con 43.000 ettari di verde su 129.000 ettari totali. Nonostante la notevole estensione tali aree non sono sempre fruibili per posizione, cattivo stato di conservazione e per la costante minaccia della speculazione edilizia per rendere le aree edificabili.

Relativamente agli orti urbani, un censimento del Comune di Roma del 2006 ha identificato 2301 orti informali diffusi su 90 ettari di territorio.

Dati più recenti provengono dall’indagine Zappata Romana a cura dell’Urban Architecture Project, che nel 2010 ha messo in piedi la mappa di orti e giardini condivisi a Roma. Si tratta di un sistema di rilevazione nel quale sono gli stessi utenti ad integrare ed aggiornare le informazioni sul web.

Gli orti urbani di Roma hanno una storia recente, che dal 2000 ha visto la diffusione di aree coltivate grazie alla volontà di associazioni, comitati di quartiere, gruppi autorganizzati. Spesso si tratta di pratiche comunitarie dal carattere spontaneistico, come nel caso dei Guerrilla Gardening o dei Giardinieri Sovversivi Romani che effettuano ‘attacchi di giardinaggio non autorizzato’ su piccole aree verdi degradate, rimodellandole ed abbellendole con piante e fiori.

Molte sono le esperienze promosse dall’associazionismo locale come nel caso degli orti urbani del quartiere della Garbatella o il giardino condiviso a San Paolo presso l’ex Casale Garibaldi ora denominato Città dell’Utopia, progetto attorno al quale ruota il lavoro di diverse associazioni romane. Il Casale è definito come ‘laboratorio sociale e culturale che affronta i principali temi legati ad un nuovo modello di sviluppo locale e globale’. Il giardino al suo interno è frutto della collaborazione tra il Servizio Civile Internazionale, affidatario del Casale, e l’Associazione Romana di Erboristi di Monte dei Cocci.

EutOrto è un’altra realtà del quartiere Laurentino, nata dall’iniziativa di un gruppo di lavoratori di una società informatica messi in cassa integrazione. Iniziata come forma di protesta e denuncia nei confronti di un licenziamento mascherato, il gruppo dei Lavoratori Scomparsi Agile ex Eutelia, dalla pagina Facebook, hanno aderto alla rete Horto Urbis con altre realtà per attivare un orto antico romano nel parco dell’Appia Antica, presso l’ex Cartiera Latina.

Il progetto degli orti urbani di Casal Brunori, a sud di Roma, ha ricevuto un finanziamento europeo6 grazie alle finalità sociali ed ambientali dei suoi promotori. La cura del patrimonio ambientale pubblico è garantita dal rispetto di elementari regole di sostenibilità ambientale sull’uso delle risorse idriche e sul riciclo dei rifiuti organici provenienti dalle vicine abitazioni. L’area degli orti comprende 107 parcelle, coinvolge direttamente circa 700 persone, tre scuole e quattro associazioni e indirettamente oltre 3000 residenti.

Il regolamento del Comune di Roma per la gestione e l’utilizzo degli orti urbani è del luglio 2015. La Delibera 38/2015 stabilisce che le assegnazioni dei lotti ai singoli cittadini passino prima attraverso le associazioni affidatarie sulla base della presentazione di un progetto al Municipio e, successivamente, ai singoli cittadini.

La delibera comunale arriva alla fine di un lungo confronto, tra diverse realtà impegnate sulla tematica degli spazi verdi urbani e l’istituzione pubblica, che ha portato a valorizzare la dimensione comunitaria nelle pratiche di utilizzo di orti e giardini condivisi.

 In città_ coltivazione orto

Le esperienze in Toscana …

In Toscana l’istituzione pubblica ha un ruolo particolarmente attivo nella diffusione delle pratiche orticole. La Regione infatti, ha lanciato l’iniziativa Centomila orti in Toscana, che prevede uno specifico finanziamento, 3 milioni di euro, per sostenere la nascita di orti pubblici nei Comuni toscani. Con tale iniziativa si vuole fornire uno strumento di supporto ai Comuni interessati a realizzare uno o più complessi di Orti urbani ‘finalizzati non solo alla produzione orticola o floreale, quanto a definire aree di aggregazione sociale e di scambio culturale, oltre al recupero di aree degradate inserite nel contesto urbano’. L’iniziativa riconosce soprattutto il valore della dimensione aggregativa e di scambio e privilegia i più giovani, agevolando le richieste degli under 40.

Ai sei Comuni pilota di Firenze, Bagno a Ripoli, Grosseto, Livorno, Siena e Lucca, si sono aggiunti nel 2017 altri 56 Comuni toscani che riceveranno dalla Regione un contributo pari al 70% delle spese previste per la realizzazione dei propri progetti.

 

… e quelle di Milano e dintorni

Anche a Milano il fenomeno dell’agricoltura urbana è significativamente cresciuto negli ultimi anni. Dal 2012 esiste un ‘Regolamento per l’affidamento dei giardini condivisi’ che, come a Roma, rende le aree verdi luoghi pubblici da utilizzare con soluzioni collettive.

Da una ricerca condotta tra il 2014 e 20157 risultano 68 iniziative di utilizzo del verde urbano che interessano una superficie di 300mila mq e coinvolgono circa 2000 cittadini. Molte di queste sono orti o giardini comunali gestiti in convenzione.

Anche la città di Milano è animata da movimenti e gruppi spontaneistici che si ispirano alle esperienze internazionali per il recupero di spazi verdi incolti. Critical Garden, Landgrab, Guerrilla Gardening, Playground, Cascina Autogestita Torchiera, sono alcuni dei nomi di gruppi che praticano azioni dimostrative sul verde urbano, con incursioni e trasformazioni di spazi verdi lasciati in uno stato di abbandono.

La Rete Libere Rape metropolitane, altra esperienza di chiara matrice spontaneistica, come indica il nome, si autodefinisce spazio di incontro plurale, aperto, flessibile, che promuove e riconosce esperienze e attività degli orti e dei giardini comunitari. Questi vengono indicati come laboratori di condivisione e di sperimentazioni di nuove relazioni sociali che guardano al verde come risorsa comune.

Tra le iniziative di coordinamento e monitoraggio del territorio si segnala la Mappa degli orti milanesi, disponibile online e aggiornabile direttamente dagli utenti.

Vicino Milano, il Comune di Rozzano, ha promosso il progetto Orti urbani eco-compatibili. Ha l’obiettivo di realizzazione un prototipo di orto eco-compatibile, una sorta di palestra condivisa di sperimentazione di bio-orticoltura mediante il coinvolgimento di circa 600 orticoltori. Il progetto si muove sui diversi fronti dell’inclusione sociale con la partecipazione della Consulta delle Donne e dei Servizi Sociali. È nata così l’esperienza dell’orto-giardino per donne fragili, gli orti multietnici per le tante famiglie di immigrati presenti sul territorio, e gli orti didattici e intergenerazionali per i bambini delle scuole dell’infanzia e primarie guidati dalle esperte mani degli ortisti più anziani.

 

Conclusioni

L’articolo ha voluto raccontare come la città risponde alle sue tante trasformazioni anche attraverso nuove modalità di utilizzo delle aree verdi.

Si tratta di una panoramica che vuole essere solo esemplificativa delle tantissime iniziative esistenti sul nostro territorio.

È il racconto di una consapevolezza ambientale in crescita, che coniuga pratiche dal basso, percorsi in rete solidali realizzati attraverso forme fantasiose di socializzazione. Le città hanno visto consolidarsi iniziative ed esperienze che riflettono una diversa idea di sviluppo, maturate durante la lunga crisi nei tanti laboratori di aggregazione e di inclusione sociale che sono nati in questi anni.

Se gli orti di guerra hanno rappresentato una preziosa risorsa alimentare durante il scorso secolo, gli orti urbani possono esserlo per il futuro delle città rendendole luoghi più vivibili ed inclusivi.

 



RISORSE ONLINE

Community garden di Berlin

http://u-rbangardening.seedbomb.city/ Mappa degli orti urbani e giardini condivisi in Italia:

http://www.zappataromana.net/mappa/ https://ortodiffuso.noblogs.org/la-mappa

Indagine sugli orti e giardini a Milano:

https://ortodiffuso.noblogs.org/files/2016/09/ Gli-orti-urbani-nella-citta%CC%80-contemporanea-Presentazione-PDF.pdf

 

 

1 Censis, Un futuro per l’Italia: perché ripartire dall’agricoltura, 2014 e La congiuntura della filiera agroalimentare I e II trimestre 2017, lSMEA luglio 2017

2 Solo nell’ultimo anno c’è stato un aumento del 10% del consumo dei prodotti biologici, Tutti i numeri del Bio italiano, ISMEA, settembre 2017

3Linee guida per il governo sostenibile del verde urbano. Comitato per lo sviluppo del verde pubblico. MATTM, 2017

4 Istat, Verde Urbano, Anno 2014, Focus statistiche del 24/5/2016 2016 e Statistiche Focus del 24/5/2016 http://www.istat.it/it/archivio/186267

5 AGRICivismo agricoltura urbana per la riqualificazione del paesaggio. A cura di Richard Ingersoll et al. 2007. Regione Emilia-Romagna

6 Si tratta del progetto Europeo SIDiG.MED “Dialogo sociale e interculturale attraverso la gestione dello sviluppo locale: agricoltura mediterranea urbana e peri-urbana (UPA)”

7Gli orti urbani nella città contemporanea: Uno studio di caso su prati che e strumenti di policy. Tesi di Laurea Magistrale di Elena Colli, Università degli Studi di Milano Bicocca, AA 2014/2015

Riviste

N. 2 2019

Energia dalle stelle - Scenari, opportunità, protagonisti
Sommario

N. 1 2019

Insieme per l'innovazione La nuova sfida per Ricerca e Imprese
Sommario

N. 3 2018

Cooperazione internazionale
Sommario

N. 2 2018

Decarbonizzazione
Sommario

N. 1 2018

Economie
Sommario

N. 4 2017

Nucleare dal passato alle opportunità
Sommario

N. 3 2017

La Sanità tra Scienza e Tecnologia
Sommario

N. 2 2017

Astana
Sommario

N. 1 2017

Smart city
Sommario

N. 4 2016

Patrimonio culturale
Sommario

N. 3 2016

Uomini e insetti
Sommario

N. 2 2016

Efficienza energetica e vantaggi per lo sviluppo
Sommario

N. 1 2016

Dopo la COP21 di Parigi
Sommario