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Il recupero dell’archivio storico dell’ENEA e le sue prospettive scientifiche, storiche e culturali
 

È sempre con maggiore attenzione che le istituzioni mondiali più prestigiose, sia in campo scientifico ma non solo, si impegnano nel recupero delle fonti documentali che ne hanno caratterizzato la storia e l’evoluzione. L’articolo è dedicato a un primo passo verso la valorizzazione di un patrimonio unico in Italia nel campo scientifico e tecnologico

La storia della scienza e della ricerca iniziò a rivestire un ruolo importante all’interno della comunità scientifica dalla seconda metà del ‘900: attraverso il recupero del passato si tentava, infatti, di comprendere i fattori che avevano portato al progresso economico, sociale e culturale dei diversi Paesi. I soggetti operanti nelle attività di ricerca e sviluppo sono stati molteplici, anzitutto i singoli ricercatori, le università, le imprese, gli enti e gli istituti di ricerca, ma anche la pubblica amministrazione e gli organismi internazionali, che in modi diversi hanno prodotto e raccolto la documentazione derivata dal loro lavoro. Questo materiale, ricco di dati scientifici e tecnici, è lo strumento privilegiato per la ricostruzione delle vicende e per comprendere il senso delle istituzioni e delle politiche scientifiche e industriali intraprese, nonché il funzionamento delle singole istituzioni e il contributo dei vari ricercatori, il loro metodo di lavoro e le loro scoperte. Le fonti archivistiche, testimonianze primarie di quest’attività, prodotte da enti pubblici e privati, imprese e persone, sono state per molto tempo ritenute, anche dagli stessi produttori, d’interesse trascurabile e pertanto stipate in depositi di fortuna ed escluse dalla consultazione da parte degli studiosi. Recentemente, invece, si è assistito a un’inversione di tendenza che ha portato gli storici, non solo della scienza, e gli stessi soggetti produttori a indagare queste fonti per conoscere i risvolti scientifici, politici e industriali delle attività messe in atto nel passato: sono stati, infatti, condotti lavori di riordinamento, inventariazione e valorizzazione frutto di una nuova sensibilità e consapevolezza dell’importanza di tutelare, conservare e divulgare il proprio patrimonio documentario [1].Art2_Fig1

Diversi sono stati, infatti, i soggetti che hanno svolto attività di recupero dei propri archivi, sia per la parte di documentazione istituzionale, prodotta cioè dagli organi amministrativi e di governo, sia il materiale acquisito a vario titolo e costituito dalle carte delle varie personalità che hanno operato presso l’istituzione stessa. Limitando ad alcune esperienze italiane, la biblioteca della Facoltà di Fisica della Sapienza Università di Roma, ad esempio, ha inventariato e messo a disposizione le carte di Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini, Carlo Salvetti ed Enrico Persico, l’Università Roma Tre sta ultimando le operazioni di censimento e di parziale digitalizzazione dell’archivio di Achille Albonetti e l’associazione culturale CISE 2007 ha riordinato e catalogato la documentazione, ora conservata presso l’Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (ISEC) di Milano, del Centro Informazioni Studi Esperienze (CISE) che, nato nel 1946 per iniziativa privata, fu il primo ente italiano a occuparsi di ricerca applicata sul nucleare.

Tra le istituzioni scientifiche sorte nel secondo dopoguerra, l’ENEA, nato nel 1952 come Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari (CNRN) e divenuto nel 1960 Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN), ha svolto un ruolo di grande importanza per la ricerca scientifica e tecnica, ma anche per il progresso dell’industria italiana. Esso si occupava, infatti, di coordinare e promuovere la ricerca a supporto della nascente industria nucleare, che si credeva potesse far progredire dal punto di vista economico e scientifico l’Italia, rendendola indipendente nella produzione di energia. Le attività del CNEN, sviluppate nei vari centri di ricerca e laboratori creati in Italia, si concentravano sullo studio della tecnologia nucleare, ma anche di ambiti scientifici correlati a questo settore come, ad esempio, le scienze biologiche, l’agricoltura, la fisica dei materiali e l’elettrotecnica, ottenendo risultati di grande rilievo. Come diretta conseguenza dell’attività svolta, l’Ente ha provveduto a conservare la propria documentazione che, raccolta negli anni per fini gestionali, rappresenta oggi una preziosa testimonianza sia per la storia della politica scientifica italiana e internazionale, sia per ricostruire le vicende e le attività dei Centri di ricerca e dei laboratori.

Nel 1986, sotto la presidenza di Umberto Colombo (1979-1993), l’ENEA ha deciso di avviare dei lavori di censimento della sua documentazione conservata nei sotterranei della sede di Viale Regina Margherita a Roma, in vista della creazione di una sezione separata d’archivio. Le attività di riordinamento, inventariazione e valorizzazione, affidate al Centro studi per la documentazione storica ed economica d’impresa1, hanno portato alla pubblicazione del volume curato da Giovanni Paoloni Energia, ambiente e innovazione: dal CNRN all’ENEA [2], e alla decisione di depositare presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa il materiale audiovisivo creato o raccolto dall’Ente e costituito da circa 400 pellicole. Tuttavia, dopo la fine della presidenza Colombo si è assistito a un progressivo calo di interesse verso l’archivio, che ha portato all’interruzione dell’attività di censimento e, in seguito al cambio di sede dell’Ente nel 1996, il materiale è stato raccolto in scatole e trasferito in un deposito presso il Centro Ricerche della Casaccia (Roma).

In occasione del tirocinio2 svolto da chi scrive, presso l’ENEA tra marzo e luglio 2016, l’Ente ha acconsentito a trasferire il materiale in un locale adibito ad archivio, con scaffalature metalliche e sistemi antincendio, presso l’area Capanna al Centro della Casaccia. È stato pertanto possibile svolgere agevolmente l’attività di censimento del materiale, la sua disposizione a scaffale e la redazione di un elenco di consistenza, primo gradino conoscitivo dell’archivio, che ha permesso di conoscere la quantità di buste conservate nelle scatole per poi comprendere l’intera struttura dell’archivio con l’aiuto del titolario e dei registri di protocollo.

La documentazione ha una certa organicità, una notevole consistenza e non si riscontrano grosse lacune nelle posizioni e nelle classi presenti. Il materiale, raccolto in circa 560 scatole e costituito da quasi 3.000 buste, si trova in buono stato di conservazione.

Nell’attuale archivio si possono trovare:

•   40 metri lineari di registri di protocollo relativi al periodo 1952-1986;

•   il titolario, cioè lo strumento che l’Ente ha adottato per organizzare il proprio archivio;

•   circa 1400 velinari con la copia di tutta la corrispondenza ricevuta e spedita, registrata nel protocollo dal 1/2/1956 al 29/12/1995;

•   circa 300 metri lineari di buste contenenti la documentazione storica, relativa agli anni 1952-1970; presso questa sede sono stati raccolti anche alcuni archivi prodotti dall’ente in anni più recenti.

La documentazione storica è stata suddivisa in base al titolario in quarantanove posizioni che rappresentano e raccolgono la documentazione relativa alle attività e alle relazioni che il CNRN e poi il CNEN avevano con lo Stato italiano, le organizzazioni internazionali come il CERN, l’AIEA e l’EURATOM, gli organismi italiani maggiormente coinvolti nell’attività dell’Ente, come il CISE e l’INFN, e vari centri di ricerca e laboratori a cui il CNEN diede vita. Sono inoltre conservati i documenti riguardanti le ricerche e le questioni interne del Comitato, i grandi programmi di ricerca e sviluppo avviati, i gruppi di studio e le varie Divisioni, l’acquisto degli impianti e il loro approvvigionamento, l’attività di comunicazione del nucleare all’opinione pubblica, la politica estera, i contratti e le collaborazioni internazionali, le delibere del Consiglio d’Amministrazione, degli organi statuari e della Giunta Esecutiva.

Questo lavoro di censimento della documentazione potrebbe essere il punto di partenza per la successiva redazione di un inventario, funzionale non solo al riordinamento della documentazione, ma anche a future attività di valorizzazione dell’archivio, attraverso la possibilità data agli studiosi di condurre ricerche sulle carte e quindi di farne conoscere i contenuti dentro e fuori dall’Ente. Questi documenti, infatti, costituiscono il punto di partenza fondamentale per chiunque voglia studiare lo sviluppo scientifico e industriale dell’Italia del dopoguerra e non soltanto per quel che riguarda il nucleare in senso stretto, ma anche tutte le attività a esso correlate, come la politica energetica, la nazionalizzazione dell’industria elettrica, i rapporti con gli altri Paesi, la cooperazione e gli organismi internazionali. L’energia, infatti, era vista come settore di sviluppo strategico che, sottraendo l’Italia dalla dipendenza energetica estera, poteva far decollare l’industria e quindi far progredire un Paese che era appena uscito distrutto dalla guerra.

Vista l’importanza storica e sociale che gli usi pacifici dell’energia nucleare hanno ricoperto, negli anni sono stati pubblicati molti lavori, che, però, presentano raramente citazioni di fonti primarie, prevalentemente a causa dell’impossibilità di consultare la documentazione originale. A favore di una generale inversione di tendenza si pongono, come detto, le recenti attività di recupero e di valorizzazione degli archivi e quindi il loro impiego come fonte storica privilegiata.   

In questo senso si muove il progetto History of Nuclear Energy and Society (HoNEST) [3] che, promosso dall’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona e finanziato dall’EURATOM, si pone l’obiettivo di raccogliere i dati storici e creare una banca dati sugli sviluppi nucleari degli oltre venti Paesi europei che hanno aderito al progetto per poi farne un’analisi scientifica sociale e comunicare i risultati della ricerca, tramite convegni, pubblicazioni e presenza sui social media

Questa iniziativa e altre che stanno nascendo a livello nazionale e internazionale dimostrano l’importanza assunta dal recupero delle fonti per lo studio di un settore fondamentale della politica energetica e industriale. In Italia lo sviluppo di questo filone di ricerca non può prescindere dal recupero e dalla valorizzazione dell’Archivio dell’ENEA che costituisce la fonte per eccellenza per questo genere di studi. Infatti, nonostante, come detto prima, siano disponibili altri archivi su cui svolgere ricerche per la storia del nucleare non è possibile ignorare che il ”cuore pulsante” di questo genere di ricerche sia costituito dall’archivio dell’unico ente nucleare italiano che ha gestito e indirizzato la politica di ricerca e sviluppo del settore per oltre un trentennio.

 

 

per saperne di più:  greta.bertolini@outlook.it

 




1 Costituito nel 1982 come associazione culturale senza fine di lucro, il Centro studi è diretto da Valerio Castronovo e ha svolto un’importante attività pilota per l’avvio di progetti storico-archivistici presso i maggiori gruppi industriali pubblici e privati, che hanno portato anche alla creazione di servizi e strutture d’archivio gestite dai vari soggetti. Inoltre esso pubblica, nella collana “Storie d’impresa”, edita da Laterza, una serie di volumi relativi alle vicende di imprese italiane. Energia, ambiente, innovazione: dal Cnrn all’Enea, (1992) a cura di Giovanni Paoloni, Laterza, Roma-Bari

2 Tirocinio formativo svolto presso il Centro ricerche ENEA Casaccia nel periodo marzo-settembre 2016, propedeutico alla redazione della tesi di laurea in Archivistica e Biblioteconomia presso la Sapienza Università di Roma

 

 


BIBLIOGRAFIA

[1] Giovanni Paoloni, Chiara Mancini, “Strutture e archivi della ricerca scientifica e tecnologica”, in Storia d’Italia nel secolo ventesimo. Strumenti e fonti. III. Le fonti documentarie, a cura di Claudio Pavone, Roma, MIBACT, 2006, pp. 599-600

[2] Energia, ambiente, innovazione: dal Cnrn all’Enea, a cura di Giovanni Paoloni, Roma-Bari, Laterza, 1992

[3]  http://www.honest2020.eu/ 

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