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Un nuovo modo di fare impresa:  le società benefit

Un nuovo modo di fare impresa: le società benefit

di Piero Andreoni, Roberto Antonio Di Marco e Lucilla Fornarini, ENEA

DOI 10.12910/EAI2017-016

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La Legge di stabilità del 2016 (commi 376-382) prevede l’istituzione nel nostro Paese delle “società benefit”: sono quelle società che nell’esercizio della loro attività economica abbiano l’obiettivo di rispettare e migliorare l’ambiente sociale e naturale nel quale operano

Lo sfruttamento incontrollato delle risorse della Terra e altri elementi di criticità, tra cui la penuria di acqua e l’inquinamento dell’aria, sono effetti di un sistema di produzione che, nel suo complesso, rischia di divenire globalmente sempre più insostenibile. S’impone pertanto, con sempre maggiore evidenza, la necessità di una netta revisione delle opportunità di produzione e di sviluppo per evitare un collasso economico e sociale di vaste e incontrollabili proporzioni.

Dalla consapevolezza di queste necessità sono nate diverse azioni mondiali ed europee.

Ad esempio, nel corso del Vertice Mondiale sullo sviluppo sostenibile del 27 settembre 2015, è stato adottato all’unanimità dai leader dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite il documento “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. Una nuova agenda globale, molto ambiziosa, che impone i seguenti obiettivi:

  • porre fine alla povertà entro il 2030;
  • ridurre le disuguaglianze;
  • perseguire un futuro sostenibile, mitigando gli effetti del cambiamento climatico.

L’Agenda, naturale evoluzione di Agenda 21 (Conferenza ONU su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro – 1992), prevede diciassette nuovi obiettivi di sviluppo e inaugura una nuova era di azione nazionale e di cooperazione internazionale, impegnando tutti i Paesi ad adottare azioni per affrontare le cause della povertà, aumentare la crescita economica e la prosperità, rispondere ai bisogni sociali delle persone, nel pieno rispetto dell’ambiente.

L’uso efficiente delle risorse naturali, le tecnologie e l’innovazione rivestono un ruolo di primo piano nell’Agenda 2030, che si è dunque ampliata rispetto al passato ed ha integrato il filone ambientale.

I nuovi obiettivi, nella loro dimensione di universalità, creano un meccanismo che chiama in causa la responsabilità di tutti i Paesi, secondo un principio di attuazione e responsabilità reciproca.

L’Unione Europea ha, inoltre, varato dei piani per garantire ai cittadini e alle imprese energia sicura, accessibile e rispettosa del clima.

Verranno introdotte nuove tecnologie, misure per l’efficienza energetica e infrastrutture rinnovate che contribuiranno a ridurre le bollette domestiche, a creare nuovi posti di lavoro e competenze e a dare impulso alla crescita e alle esportazioni.

Il pacchetto “Unione dell’energia” è stato pubblicato dalla Commissione il 25 febbraio 2015 e consiste in tre comunicazioni:

  • una strategia quadro per l’Unione dell’energia che ne specifica gli obiettivi e individua le misure concrete che saranno adottate per realizzarla;
  • una comunicazione che illustra la visione dell’UE per il nuovo accordo globale sul clima (Parigi dicembre 2015);
  • una comunicazione che descrive le misure necessarie per raggiungere l’obiettivo del 10% di interconnessione elettrica nel 2020.

Contemporaneamente a questi notevoli passi in avanti nella definizione di una nuova politica mondiale su ambiente ed energia, la crisi finanziaria attuale sta influendo sulla ridefinizione dei paradigmi economici, evidenziando l’esigenza di ristudiare e ricollocare certi assetti economici e sociali.

 Fig SocialInnovation

Il ruolo dell’impresa

I cambiamenti macroeconomici in atto creano nuova complessità e sono i fattori costitutivi del nuovo paradigma della post modernità, dove le aziende, i consumatori e le istituzioni cambiano il modo di interagire fra loro e con l’ambiente in cui operano.

Per aumentare la capacità di creare nuove opportunità̀ di sviluppo economico e lavoro anche a livello urbano, si sta andando verso l’adozione di nuove forme di organizzazione e relazioni sociali (Human Smart City e Social Innovation) inglobando e integrando concetti conosciuti e nuovi che attingono da diverse discipline ma che dovrebbero interagire con un approccio integrato e sistemico rispetto al passato: innovazione tecnologica, innovazione sociale, nuovi stili di vita, qualità di vita, benessere diffuso, sostenibilità ambientale e un impiego diffuso e innovativo delle tecnologie informatiche (ICT) nei campi della comunicazione, dell’economia, dei servizi per la qualità della vita, della mobilità, dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili (Connected Smart City).

Per quanto riguarda l’impresa, si sta passando dal concetto di impresa come strumento per fare business a impresa come strumento per generare un impatto “positivo” nel mondo, facendo business (Honeyman, 2014.)1.

Fare impresa in modo sostenibile significa porre attenzione al “come” viene condotta, considerando gli effetti che l’operatività aziendale genera nelle vite di chi è portatore di interesse verso l’azienda, nell’ambiente con cui interagisce e nell’uso delle risorse coinvolte nei processi alla base delle proprie attività.

Una situazione estremamente interessante, che costituisce la prospettiva adottata in questo articolo, avviene quando i soggetti economici fanno della sostenibilità l’oggetto del proprio core business, con l’intenzione di migliorare la sfera ambientale e/o sociale.

Vi è dunque un trend legato alla sostenibilità, che spinge le imprese a dichiarare di essere aziende “etiche” anche con lo scopo di generare profitto, generando un valore aggiunto alla semplice misura economica. Sta emergendo, in sintesi, un diverso modello di impresa guidato da imprenditori motivati da scopi sociali (Sabeti, 2011)2, aziende che vogliono assumere tra i loro obiettivi il perseguimento di una missione sociale.

Questo nuovo modello emergente lascia intravedere la possibilità della nascita di una nuova dimensione dell’economia che sfrutta la potenza delle imprese private per creare beneficio pubblico (Wilburn & Wilburn, 2014)3, in grado di influenzare gli assetti del capitalismo, tanto da stimolare un certo interesse tra i principali dibattiti economici e numerosi spunti di ricerca accademica. Sono le cosiddette aziende definite con il termine Benefit Corporation.

 

Le Benefit Corporation

Le Benefit Corporation propongono un modello di sviluppo secondo il quale, accanto all’obiettivo di massimizzazione del profitto, hanno come scopo la creazione di un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. Per questo, assumono formalmente obblighi, sin dallo statuto, di trasparenza e responsabilità verso tutti gli stakeholder: soci, dipendenti, fornitori, cittadini e tutte le categorie che possano essere impattate dall’attività aziendale.

Grazie a questo obiettivo le Benefit Corporation si affiancano come terza via:

  • alle imprese che incorporano strategicamente i principi di responsabilità sociale, dove il fine principale rimane comunque quello economico;
  • alle organizzazioni no profit dove la prevalenza dell’impatto sociale  mette in secondo piano il principio della sostenibilità economica.

 Il fenomeno ha avuto origine negli Stati Uniti ed è in fase di rapida espansione in tutto il mondo.

Per quanto riguarda il riconoscimento legale è lo Stato del Maryland nell’aprile 2010 il primo a completare l’iter legislativo per la definizione di una specifica forma giuridica che si affianca a quelle esistenti di for profit e no profit, innovando il diritto societario e creando la forma giuridica for benefit.

Per promuovere gli iter legislativi e per rendere possibile la costituzione di Benefit Corporation4 come forma giuridica è nata B Lab, una no profit con sede a Wayne, Pennsylvania, che si propone tre obiettivi principali:

  • favorire la nascita di una community di imprese (le Certified B Corp™) che perseguono obiettivi  sociali e ambientali;
  • favorire lo sviluppo di un contesto legislativo idoneo a riconoscere la forma giuridica dell’impresa for benefit (Benefit Corporation);
  • sviluppare  un innovativo standard per la valutazione aziendale, il GIIRS (Global Impact Investing Rating System) capace di superare i tradizionali sistemi di rating e drenare importanti risorse verso investimenti impact, cioè dedicati ad aziende strategicamente orientate alla creazione di valore collettivo.

Ormai, molti tra i più importanti gestori di capitali utilizzano oggi il sistema di assessment proposto da B Lab come rating innovativo per la valutazione dell’impresa.

B Lab guida questo cambiamento tramite una terza iniziativa, ovvero quella di voler accelerare “la crescita degli investimenti d’impatto attraverso l’uso di B Lab GIIRS, una piattaforma di valutazione e analisi degli investimenti” simile a Morningstar rating, che si propone di aiutare gli investitori istituzionali a considerare l’impatto delle iniziative di CSR (Corporate social responsibility) portate avanti dalle aziende con gli stessi metodi adottati per il rating del rendimento finanziario di rischio.

In Italia, la legge di stabilità 2016 (LEGGE 28 dicembre 2015, n. 208, commi 376-382)5, prevede l’istituzione nel nostro Paese delle B Corp, specificatamente chiamate “società benefit”. Con questa norma, l’Italia è diventato il primo Paese in Europa e il primo fuori dagli Stati Uniti a creare una specifica forma legale che identifica questo tipo di aziende.

L’Italia, in questo contesto, ha quindi l’opportunità di poter essere portavoce delle società for benefit in Europa. In nessuno degli Stati dell’Unione Europea, infatti, sono state approvate leggi o è stata avviata la discussione di provvedimenti sul tema.

 

Il ruolo dell’ENEA

Una delle caratteristiche peculiari di una B-Corp è, quindi, la sostenibilità ambientale intesa come uso razionale dell’energia e mitigazione dell’impatto ambientale. In tale contesto, visto il ruolo strategico ricoperto dall’ENEA in campo ambientale e dello sviluppo economico sostenibile e considerate le sue competenze e capacità, esiste una forte sintonia con il modello di sviluppo indicato per le “società benefit”.

L’impegno di ENEA, in pratica, si può concretizzare nel promuovere la costituzione e favorire la diffusione delle “società benefit”.

In particolare, ENEA potrebbe:

  • divulgare e portare a conoscenza delle piccole e medie imprese questo nuovo modello di sviluppo, svolgendo la funzione di informazione mirata, orientamento e sensibilizzazione e ponendosi come punto di riferimento qualificato per tali imprese, informando, ad esempio, tramite convegni, seminari e workshop sul tema delle “società benefit”;
  • aiutare le aziende, che hanno già le caratteristiche di “società benefit” per loro scelta strategica, ad avviarsi al riconoscimento dello status, ed aiutare le aziende, già inserite su questo percorso, ad ottenere la certificazione di “società benefit”;
  • fornire consulenza e supporto alle aziende per implementare il modello;
  • assistere le aziende in sede di presentazione annuale della relazione sul perseguimento del beneficio comune (comma 382 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208);
  • creare una rete di aziende benefit affinché possano avere mutui benefici e opportunità di crescita, nonché avere accesso a tecnologie e competenze e attrarre talenti;
  • fornire visibilità alle aziende ai fini di ottenere finanziamenti tramite la finanza interessata a investire in aziende capaci di generare valore collettivo (impact investing). Infatti, il modello delle società benefit potrebbe rappresentare un target di primo piano per queste forme di investimento;
  • proporre l’ENEA come valutatore esterno per il riconoscimento dello stato di “società benefit”;
  • farsi portavoce per la creazione di una normativa comunitaria;
  • realizzare un osservatorio sulla realtà delle imprese che sia in grado di fornire informazioni riguardo il quadro aggiornato della situazione delle imprese e fornire elementi utili per la crescita e lo sviluppo, sia alle imprese stesse, sia per la programmazione degli interventi di Governo.

L’intento della proposta è, in sintesi, quello di cooperare per la diffusione delle “società benefit”, di quelle società cioè che nell’esercizio della loro attività economica abbiano l’ obiettivo di rispettare e migliorare l’ambiente sociale e naturale nel quale operano, anche al fine di fornire, sia una offerta e sviluppo di conoscenze e competenze “qualificate” con una smartness diffusa, sia di promuovere investimenti economici e nuove tecnologie.

 

 

 

1 Honeyman, R. (2014). The B Corp Handbook: How to Use Business as a Force

for Good. Berrett Koehler Publishers

2 Sabeti, H. (2011). The for-benefit enterprise. Harvard Business Review, 89, 99-104

3 Wilburn, K., & Wilburn, R. (2014). The double bottom line: profit and social benefit. Business Horizons, 57, 11-20

4 Al sito https://www.bcorporation.net/become-a-b-corp/how-to-become-a-b-corpsi possono trovare le procedure per diventare una B-corp negli USA

5 GU Serie Generale n. 302 del 30-12-2015 - Suppl. Ordinario n. 70

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

Ghobadian, A., Money, K., & Hillenbrand C., The social responsibility of business is to increase its profits. The new York Time Magazine (2015)

Grant, J. K., Corporate Responsibility Research: past present-future. Group & Organization Management, Vol. 40(3), 271–294 (2013)

Honeyman, R., The benefit corporation and corporate social responsibility. Journal of Business Ethics, 118(2), 287-301 (2014)

Hopkins, M., Kruschwitz, N., Haanaes, K., K. M., Arthur, D., & Reeves, M., The B Corp Handbook: How to Use Business as a Force for Good. Berrett Koehler Publishers (2011)

Mackey, J., & Sisodia, R., Benefit Corporations: A Challenge

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