Menu
L’innovazione sociale, pratiche di rigenerazione urbana in un quartiere di Torino tra intervento pubblico e autoproduzione sociale
 

Il riuso e la rigenerazione di spazi dismessi sta favorendo la nascita di luoghi polifunzionali, all’interno dei quali convivono pratiche creative e culturali ed iniziative imprenditoriali ad alta innovazione tecnologica

Il vocabolario dello sviluppo urbano ha acquisito negli ultimi anni termini nuovi e più adeguati a descrivere i tratti costanti che accompagnano la trasformazione delle città contemporanee.

Tra questi citiamo cultura, creatività, partecipazione che connotano pratiche spesso geograficamente distanti tra loro a dimostrazione che esiste in comune un grande vitalismo e una connessione del sistema urbano su scala globale anche se, a livello locale, ciascuna esperienza si definisce per specificità strettamente legata al carattere del proprio territorio.

Le città vengono descritte come organismi viventi che funzionano e si adattano all’ambiente al punto che diversi urbanisti parlano di ecosistema o metabolismo urbano. Le città sono considerate al pari di sistemi evolutivi che mutano ed evolvono soprattutto quando sono sottoposti a una forte sollecitazione, com’è avvenuto durante il decennio della prima grande crisi del nuovo millennio. Ne sono testimonianza le tante pratiche di resilienza urbana che si incontrano nei luoghi della frammentazione e del degrado delle periferie; esperienze di trasformazione di spazi invivibili e invisibili che ripartono dalle relazioni sociali, creano opportunità lavorative, sperimentano nuove forme di welfare, propongono multiformi attività culturali con risorse minime.

Alcuni di questi aspetti sono già stati illustrati nell’articolo sugli Orti Urbani del numero 4/2017 della rivista, dove si spiegava che il protagonismo di diverse comunità locali sparse in tutta Italia, ma collegate anche a realtà internazionali, ha dato vita a pratiche partecipative e comunitarie di gestione del verde urbano contribuendo a far nascere le esperienze degli orti urbani.

Dal confronto tra istituzioni pubbliche e realtà organizzate sono nati regolamenti, delibere, forme di finanziamento che stanno promuovendo il verde urbano come aree di aggregazione sociale e scambio culturale.

Lo sviluppo di pratiche creative di riuso e rigenerazione di spazi dismessi, frammenti urbani degradati e dalla natura ibrida, ha permesso la nascita di luoghi polifunzionali nei quali iniziative di produzione artistica si trovano a fianco di imprese innovative che fanno uso di tecnologie digitali.

Sono i luoghi dell’innovazione sociale, dell’intervento creativo, in gran parte di tipo collettivo, che realizzano beni e servizi che migliorano il livello di benessere di una comunità agendo sull’educazione, sul welfare e sull’inclusione sociale.

Sono i community hub, i centri di co-working, FabLab, Living Lab, gli incubatori sociali, luoghi multifunzionali in cui avviene lo scambio e la contaminazione di pratiche e saperi anche assai diversi. La condivisione caratterizza il modello di relazione professionale o artistica e agisce sulla dimensione della coesione interna. La condivisione caratterizza anche la relazione con l’ambiente esterno, in genere quartieri periferici privi di servizi e di luoghi di aggregazione. L’apertura al territorio favorisce l’integrazione con il tessuto sociale, offre opportunità di inclusione per gruppi posti ai margini, giovani, immigrati ed altre realtà verso le quali si orientano gli interventi di welfare partecipato e di formazione al lavoro.

Gli esempi che seguono offrono uno spaccato delle diverse forme assunte dalla riqualificazione urbana del quartiere Barriera Milano, alla periferia di Torino che, dopo anni di progressivo degrado dell’area industriale che lo caratterizzava, è stato interessato da un vasto intervento di riqualificazione funzionale e riconversione di edifici e spazi per uso pubblico.

Barriera Milano, posto a circa dieci km dal centro storico della città, è un antico quartiere di Torino, nato nella metà del 1800 come cinta daziaria, all’interno della quale si trovavano dei varchi, denominati barriere, che garantivano l’accesso e l’uscita dalla città.

È stato borgo proletario ed operaio a seguito dello sviluppo industriale e dell’arrivo di immigrati nell’ultimo scorcio del secolo XIX.

Dal primo decennio del nuovo millennio il quartiere è divenuto il centro culturale alternativo della città, luogo di sperimentazione artistica, anche per la presenza multiculturale degli abitanti arrivati negli anni soprattutto dall’Africa e dall’Europa dell’Est.

Gli interventi di riqualificazione urbana che stanno trasformando la fisionomia e la vocazione produttiva del quartiere, offrono un interessante esempio di convergenza di più sforzi che hanno lo stesso denominatore sociale: offrire alla città luoghi di incontro e di crescita di pratiche comuni.

Il progetto Open Incet, Centro di Open Innovation della città di Torino, nasce dal recupero di una ex fabbrica di cavi elettrici, rimasta per lungo tempo in stato di abbandono e degrado.

La progettazione architettonica ha avuto per obiettivo la realizzazione di un centro polifunzionale di servizi integrati per rispondere alla domanda di spazi pubblici di un quartiere considerato di ‘frontiera’, privo di luoghi di aggregazione sociale.

InCitta_Rigenerazione urbana fig 1 pag 169
Fig. 1 Progetto di riqualificazione ex Incet (fonte: Comune di Torino, Urban Barriera)

Nel 2015 è avvenuta la riqualificazione di 5000 mq che ha permesso di realizzare spazi destinati a servizi per lo sviluppo di impresa, ed altri dedicati a diversi servizi per la comunità (Figura 1).

L’assegnazione di una porzione dell’edificio è stata fatta attraverso un bando del Comune di Torino per la realizzazione di un Centro di Open Innovation vinto da un raggruppamento temporaneo di impresa[1].

Le attività di Open Incet si fondano sulla promozione dell’imprenditorialità giovanile legata al territorio, “piattaforma per l’incrocio tra domanda e offerta di innovazione, un ponte di collegamento tra ecosistemi per l’innovazione a livello internazionale, un centro per trasformare idee, ricerca e tecnologia in valore condiviso per il territorio e i suoi attori economici e sociali" [7].

Oltre all’azione di rigenerazione urbana di una vasta area, l’esperienza di Torino mostra un modello di collaborazione pubblico/privato nel quale gli obiettivi di utilità sociale sono alla base delle condizioni contrattuali. Il soggetto privato, che gestisce gli spazi, infatti, si impegna ad erogare attività con finalità sociale richieste dall’istituzione pubblica proprietaria del bene, in cambio di una riduzione dei costi di locazione.

Open Incet, nella sua principale finalità di favorire la nascita di imprese innovative opera su quattro aree di lavoro:

•  Innovation Lab: sostengono le idee innovative e start-up che si muovono su più ambiti multidisciplinari. Tra le attività già realizzate vi sono progetti rivolti ai giovani delle scuole superiori o del Servizio Civile Nazionale

•  Living Lab: hanno una visione incentrata sul cittadino verso cui si orienta una co-progettazione partecipata tra mondo dell’Accademia, l’Impresa e la Pubblica Amministrazione. L’idea di fondo è di esplorare e sperimentare idee, servizi, prodotti, modelli di business e tecnologie a partire da un coinvolgimento dei cittadini nel percorso di elaborazione di soluzioni gestionali condivise

•  Public Lab: laboratori di discussione e confronto tra cittadini e P.A. sulle idee e proposte di politiche pubbliche. L’obiettivo è quello di conoscere e adottare buone pratiche già esistenti altrove e di realizzare azioni condivise orientate verso i risultati

•  Corporate: rivolti alle imprese per realizzare trasferimento tecnologico, innovazione di prodotto/processo e modelli di business

 A pochi passi dall’Open Incet, si trova il centro polifunzionale denominato Via Baltea/Laboratori di Barriera.

A differenza di Open Incet, il progetto di via Baltea non ha alle spalle fondi pubblici né la presenza di soggetti istituzionali, ma deriva dall’iniziativa di un gruppo di architetti e operatori sociali della cooperativa Sumisura, Risorse per l’Ambiente e la Città, e di Sumisura aps, associazione di promozione sociale.

I temi che le due realtà pongono al centro delle loro azione sono quelli della rigenerazione e riqualificazione urbana, dello sviluppo locale e delle forme di cittadinanza attiva. Il progetto affonda le sue radici nella vocazione sociale dei suoi promotori, e in una idea di progettualità basata sulla sperimentazione di rapporti di sussidiarietà tra cooperazione, associazionismo e istituzioni pubbliche.

Lo spazio è stato ricavato da un’ex tipografia di 900 metri quadrati che ha consentito di realizzare diversi ambienti polifunzionali. Le pratiche di rigenerazione e recupero, oltre all’ecosistema urbano, riguardano gli oggetti di uso quotidiano che possono essere riparati, rigenerati o ricreati nei laboratori artigianali di Via Baltea.

InCitta_Rigenerazione urbana fig 2 pag 170
Una immagine del centro polifunzionale Via Baltea/Laboratori di Barriera Fonte: pagina facebook

Il bar/caffetteria sociale costituisce il fulcro dello spazio sociale, luogo di incontri e iniziative anche artigianali e culturali. Il bar ospita settimanalmente sportelli informativi sulle iniziative culturali, sul risparmio energetico, sul tema delle esigenze abitative, sostenendo anche soluzioni di co-housing locale. 

Il modello polifunzionale vede la compresenza di altri spazi che fungono da servizio per eventi collettivi, come una grande cucina attrezzata, per organizzare corsi e iniziative di autoproduzione gastronomica, il laboratorio artigianale di carpenteria per il recupero e la trasformazione di oggetti e il forno per la panificazione e la realizzazione di prodotti a lievitazione naturale. È inoltre presente un ufficio di coworking, dotato di 8 postazioni e un salone per le feste utilizzato da altre realtà associative per organizzare eventi musicali, culturali, workshop.

Gli esempi di rigenerazione, brevemente illustrati, non esauriscono il piano degli interventi realizzati nel quartiere Barriera, divenuto centro di interesse cittadino per l’alta concentrazione di iniziative culturali.

Alla base di molte delle iniziative avviate vi è il Programma URBAN, Progetto Integrato di Sviluppo Urbano dal quale nasce l’esperienza di Open Incet. Il Programma ha visto un investimento di oltre 30 milioni di euro, è stato redatto dalla Città di Torino e finanziato, per 20 milioni di euro, dalla Regione Piemonte mediante la gestione dei Fondi europei Por Fesr 2007-2013 e, per la restante parte, da fondi comunali o provenienti da ulteriori accordi con Stato e Regione per la realizzazione di interventi specifici.

Oltre a Open Incet, Urban Barriera ha realizzato il parco urbano Aurelio Peccei, recuperando gli spazi delle vecchie officine dismesse dell’Iveco Telai. Il parco è stato costruito con materiali riciclati, utilizzando una pavimentazione mangia smog in grado di assorbire l’inquinamento e di purificare l’aria e progettato con un sistema di illuminazione alimentato da pannelli solari. La riqualificazione del Mercato Fioroni, nel centro del quartiere e la nascita dei Giardini Giuseppe Saragat sono altri progetti dell’area Barriera. Questi ultimi sono stati realizzati trasformando il complesso della CEAT (Cavi Elettrici e Affini Torino) da fabbrica a giardino, con area giochi per bambini, area attrezzata per sportivi, e con un modello di gestione locale partecipata che vede la partecipazione di numerose associazioni e rappresentanti delle abitazioni circostanti.

Il programma Urban Barriera ha inoltre interessato altri spazi più circoscritti della zona, le aree considerate residuali del tessuto urbano, che sono state ridisegnate e riqualificate. L’intervento ha visto la collaborazione di architetti, operatori socio-culturali e antropologi che hanno lavorato a fianco dei residenti, dei cittadini e dei bambini delle scuole per definire le caratteristiche degli interventi di arredo urbano sui piccoli spazi e le aree verdi.

La peculiarità del tratto culturale di Barriera Milano deriva dal carattere cosmopolita, del melting pot di culture e tradizioni dei suoi abitanti. Tale presenza alimenta l’ampio spettro di pratiche dal basso, che in questi anni ha portato a mettere insieme tante iniziative, forme di artigianato popolare, laboratori creativi,  produzioni culturali indipendenti.

Per il Politecnico e Università di Torino che ha condotto un’indagine sulle pratiche culturali emergenti del quartiere Barriera, “la (auto)produzione di cultura nelle periferie, organizzandosi e rompendo rapporti consolidati di verticalità istituzionale, rappresenta un nuovo approccio allo spazio e alla comunità, creando condizioni di sviluppo e integrazione sociale diverse dal passato”(4).

InCitta_Rigenerazione urbana fig 3 pag 171
Realizzazione di Millo, artista vincitore con il progetto Habitat del bando B.ART – Arte in Barriera Fonte: http://arteinbarriera.com

Il già ricco ventaglio delle proposte culturali del quartiere si è ulteriormente arricchito di ulteriori produzioni culturali grazie all’iniziativa pubblica B.ART – Arte in Barriera, bando internazionale di arte pubblica che ha consentito di realizzare opere di uno street artist italiano su 13 muri ed altri interventi in tutto il quartiere [8].

L’esempio di Torino dimostra che lo sviluppo urbano contemporaneo non è solo innovazione tecnologica e trasformazione smart delle città ma innovazione sociale, insieme di pratiche culturali, creative, partecipative, che agiscono per rendere le città un insieme di luoghi vivibili, in cui le persone possono incontrarsi, scambiarsi idee, condividere esperienze e iniziare progetti comuni.

 

 

1 RTI Fondazione Giacomo Brodolini, Consorzio Focus Piemonte, Cooperativa Sociale Forcoop, Consorzio Cooperativa Sociale Il Nodo, Italiacamp, Società Economia e Territorio, STI - Soluzioni Turistiche Integrate, Conform, Meta Group

 

 

BIBLIOGRAFIA

1. C. Salone, S. Bonini Baraldi, Gian Gavino Pazzola, “Dinamiche socio-spaziali nella produzione culturale urbana. Uno studio su Barriera di Milano”, Torino in Aa.Vv. (2017), (S)radicamenti, Società di studi geografici. Memorie geografiche NS 15, pp. 225-231)

2. a cura di F. Montanari, L. Mizzau, I luoghi dell’innovazione aperta.  Modelli di sviluppo territoriale e inclusione sociale, Quaderni Fondazione G. Brodolini, 2016

3. Rapporto sulle città. Metropoli attraverso la crisi (Urban@It) 2016

4. M. Carta, B. Lino, D. Ronsivalle (a cura di), Re-cyclical Urbanism. Visioni, paradigmi e progetto per la metamorfosi circolare, Trento-Barcelona, Listlab, 2016

5. http://www.viabaltea.it/

6. http://www.comune.torino.it/urbanbarriera/  

7. https://www.facebook.com/pg/openincet/about/?ref=page_internal

8. http://arteinbarriera.com/online/it/alla-scoperta-di-bart/scuole/


 

Riviste

N. 1 2019

Insieme per l'innovazione La nuova sfida per Ricerca e Imprese
Sommario

N. 3 2018

Cooperazione internazionale
Sommario

N. 2 2018

Decarbonizzazione
Sommario

N. 1 2018

Economie
Sommario

N. 4 2017

Nucleare dal passato alle opportunità
Sommario

N. 3 2017

La Sanità tra Scienza e Tecnologia
Sommario

N. 2 2017

Astana
Sommario

N. 1 2017

Smart city
Sommario

N. 4 2016

Patrimonio culturale
Sommario

N. 3 2016

Uomini e insetti
Sommario

N. 2 2016

Efficienza energetica e vantaggi per lo sviluppo
Sommario

N. 1 2016

Dopo la COP21 di Parigi
Sommario