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«La fusione è un caposaldo del nostro futuro»

«La fusione è un caposaldo del nostro futuro»

Intervista a Marianna Ginola, Responsabile commerciale di SIMIC

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Nata come azienda specializzata nella progettazione e fabbricazione di apparecchi a pressione, la
SIMIC oggi ha fra i suoi clienti multinazionali come BP, ConocoPhillips, Eni, Tecnimont, GE, Alstom,
Toshiba e Fincantieri. Con il mondo della ricerca ha iniziato a collaborare negli anni ’90 realizzando
componenti strategici per Ansaldo, per il CERN e, dopo l’ingresso nel campo della fusione, per
Fusion for Energy

Fondata nel 1975 a Camerana in provincia di Cuneo come società specializzata in carpenteria leggera, montaggi e manutenzioni di impianti industriali, oggi SIMIC è leader a livello internazionale nei settori della criogenia, caldareria, camere da vuoto, nelle lavorazioni meccaniche di precisione e nella progettazione e fabbricazione di apparecchi critici di processo; in Italia ha due stabilimenti a Camerana in Piemonte e a Porto Marghera, in Veneto ed è presente in Francia, Canada, Messico, Brasile, Germania, Romania e Turchia. SIMIC annovera tra i suoi clienti multinazionali come SBM Offshore, BP, ConocoPhillips, Eni, Saipem, Tecnimont, GE, Tengizchevroil, Ferrero, Philip Morris, Alstom, Toshiba, Sanofi, Bracco, Fincantieri, Solvay, CERN, il Max Planck Institute, ITER, Fusion for Energy. In questa intervista abbiamo chiesto a Marianna Ginola, responsabile commerciale di SIMIC e figlia di Giuseppe Ginola, uno dei due fondatori della società insieme a Ferruccio Boveri, di spiegarci quando e come è nato l’interesse di SIMIC al settore della fusione.

SIMIC è nata come azienda specializzata nella progettazione e fabbricazione di apparecchi a pressione; la collaborazione con il mondo della ricerca ha preso il via alla fine degli anni novanta, con la costruzione di un primo criostato per Ansaldo. Da allora in poi, facendo leva sull’intraprendenza che caratterizza la nostra attività sin dall’inizio, abbiamo deciso di provare a collaborare con altre realtà anche di grandi dimensioni: il passo successivo è stato la collaborazione con il CERN di Ginevra, il maggior laboratorio mondiale di fisica delle particelle per il quale abbiamo realizzato il Criostato ATLAS, 937 camere da vuoto ed oltre 200 moduli criogenici per il progetto LHC, vincendo commesse molto importanti e di durata pluriennale. Nel frattempo abbiamo iniziato a collaborare con Fusion for Energy aggiudicandoci commesse importanti per la fabbricazione di componenti di ITER come il Vacuum Vessel, il Divertore e la Radial Plate, la struttura di contenimento del cavo superconduttore. tori, come è stato nel nostro caso.

In che cosa consiste vostro contributo ai grandi progetti internazionali sulla fusione?

Sul Progetto ITER siamo molto impegnati: nel 2017, oltre ai componenti già descritti, abbiamo completato la fornitura di 70 Radial Plates con piena soddisfazione del cliente e, attualmente, siamo impegnati nella costruzione di quattro Cassette Bodies del Divertore ed aspiriamo a realizzare la produzione in serie delle Cassette. Una delle commesse e sfide più importanti che abbiamo acquisito sono i test a freddo dei Winding Packs e l’inserimento delle Bobine Toroidali nelle loro casse, si tratta di dieci magneti destinati a ITER. Ogni bobina pesa oltre 300 tonnellate, è alta circa 14 metri, larga nove e, una volta superati i test, va trasportata via nave dai nostri stabilimenti di Porto Marghera a Cadarache. Un’operazione complessa che prevede l’inserimento del magnete in una gigantesca struttura di acciaio, saldata e lavorata con le tecnologie più avanzate e impregnata con una speciale resina epossidica per riempire le intercapedini. La cassa contenitiva viene chiusa mediante saldatura robotizzata. Per le dimensioni eccezionali, il peso dei componenti, la criticità dei materiali utilizzati e l’alto profilo tecnologico richiesto, questa commessa rappresenta una prima importante milestone per la produzione di energia da fusione: un successo prestigioso per SIMIC, per Fusion For Energy e per tutta la filiera manifatturiera europea.

Qual è stata sin qui la vostra esperienza di collaborazione con il mondo della ricerca a livello nazionale e internazionale?

Oltre che con ITER e CERN, collaboriamo con altri progetti nazionali e internazionali, con istituzioni e centri di ricerca come INFN, RXF, ESS, Max Planck Institute ed altri ancora. Molti dei contratti che siamo riusciti ad acquisire sono stati vinti anche grazie alla partnership con altre aziende, italiane ed estere. Questo approccio si è rivelato vincente e sarà certamente proseguito e consolidato anche negli anni a venire.

L’attività nel campo della fusione ha avuto ripercussioni sulla vostra crescita produttiva e l’organizzazione interna?

Ad oggi siamo già presenti in diversi Paesi e, grazie ai contratti acquisiti nella fusione, SIMIC fa un ulteriore passo avanti nel suo processo di internazionalizzazione, entrando così a far parte dei leader mondiali nel settore manifatturiero ad elevato contenuto tecnologico. Per realizzare questi progetti, abbiamo assunto e formato personale tecnico altamente specializzato e giovani ingegneri. Inoltre, abbiamo ammodernato i nostri stabilimenti, sviluppato nuovi macchinari unici nel loro genere sia per dimensioni che per complessità, ed attrezzature specifiche ad alto contenuto tecnologico.

Nelle vostre prospettive di sviluppo per il futuro quale è il ‘peso’ della fusione?

Grazie ai primi prototipi realizzati, ci siamo impegnati a crescere come azienda e migliorare a livello gestionale e tecnico. I contratti che abbiamo in portafoglio richiedono di confrontarsi con nuove sfide che ci impegneranno almeno per i prossimi 3-5 anni. Siamo contenti di affrontarle anche perché fino ad ora ITER ci ha dato la possibilità di crescere profondamente come impresa; abbiamo l’ambizione di collaborare ulteriormente alla realizzazione di questo progetto, ed anche di altre iniziative come DEMO e, successivamente, ESS, CERN, DTT. Il mondo della ricerca resterà uno dei capisaldi per il nostro futuro.

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