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«Coraggio e ‘gioco di squadra’ per spingere l’innovazione nelle piccole imprese»
 

Contrariamente a quanto si pensa, le piccole imprese innovano: dal 2014 al 2016 il 45,6% ha introdotto innovazioni di prodotto o processo o nell’organizzazione o di marketing, 4,3 punti in più di due anni prima. Ma affinché eccellenze e capacità sul territorio non rimangano casi isolati servono maggiore coraggio e più ‘gioco di squadra’; occorre fare sistema e lavorare in sinergia, coinvolgendo tutti gli enti nazionali e territoriali, i sistemi della ricerca, i Ministeri interessati.  E dobbiamo sviluppare sistemi di Open Innovation per diffondere know-how, tecnologie, brevetti e risultati della ricerca

Presidente Merletti, lei ripete spesso che “il futuro delle nostre aziende dipende da quanta innovazione sapremo applicare ai processi produttivi”. A suo giudizio che cosa è stato fatto e che cosa servirebbe ancora in questa direzione?

Non ha più senso perseguire politiche legate alla “strategia di costo” che porta solo a produrre beni di fascia bassa oppure a puntare su grandi insediamenti produttivi superati dalla fabbrica 4.0 e dalla produzione on demand. Le imprese si stanno adeguando così come le politiche pubbliche, ma servono maggiore coraggio e più ‘gioco di squadra’ per far sì che eccellenze e capacità presenti sul territorio non rimangano casi isolati. Occorre fare sistema e lavorare in sinergia, coinvolgendo tutti gli enti nazionali e territoriali, i sistemi della ricerca, i Ministeri interessati. A questo proposito sarebbe utile puntare sullo sviluppo progettuale di sistemi di Open Innovation. In tal modo il know-how esistente in tecnologie, brevetti, risultati della ricerca potrebbero andare a vantaggio di una moltitudine di imprese diffuse sul territorio. L’impatto sarebbe estremamente positivo se pensiamo ad alcuni temi chiave: inquinamento e rifiuti, economia circolare, energia, nuovi materiali, intelligenza artificiale, invecchiamento attivo, innovazione sociale.


Un punto cruciale nei processi innovativi è l'accesso a risorse finanziarie adeguate, specie in Italia dove il mercato dei capitali privati sembra stentare ad affermarsi e il finanziamento della ricerca è a livelli minori rispetto ad altre realtà: infatti, sommando ricerca pubblica e privata, il nostro Paese arriva all’1,3% del Pil a fronte dell’obiettivo europeo del 3%. In che modo e con quali strumenti si può migliorare e coinvolgere gli attori privati nel finanziamento di aziende innovative?

Dobbiamo innanzitutto considerare che, al di là dei dati ufficiali delle risorse impiegate in Ricerca & Sviluppo, vi sono molte forme di innovazione non censite nel sistema imprenditoriale che è difficile mettere a fattore comune. Ciò avviene molto spesso all’interno delle micro e piccole imprese dove si pratica con successo innovazione sperimentale e incrementale. Basti dire che, secondo nostre rilevazioni, le micro e piccole imprese realizzano una intensa attività informale di ricerca e sviluppo cui dedicano il 19,1% dei costi aziendali. I più recenti dati Istat mostrano che la spesa delle piccole imprese in innovazione per addetto è pari a 8.900 euro e supera del 14,1% quella media delle imprese. Nel 2016 la spesa per l’innovazione delle piccole imprese ammonta a 7,8 miliardi di euro, con una prevalenza pari al 44,2% della spesa totale per l’acquisizione di macchinari, attrezzature, software e fabbricati finalizzati all’innovazione. Inoltre è necessario guardare con attenzione ai dati costantemente forniti dallo European Innovation Scoreboard dai quali emergono con chiarezza i punti di forza e di debolezza del nostro paese: abbiamo ottimi innovatori ed asset immateriali, ma la nota dolente riguarda le risorse umane e l’incapacità dei nostri attori di fare sistema. Per tale ragione ed in relazione al vero obiettivo della Open Innovation, è necessario fare in modo che le risorse esistenti avvantaggino un numero ampio di imprese, grazie ad un approccio reticolare. Nel caso delle micro e piccole imprese, inoltre, l’ingresso dei capitali si scontra anche con l’assetto giuridico delle imprese stesse.

 

Quali misure e strumenti sarebbero utili per incentivare la collaborazione tra aziende innovative ed Enti Pubblici di Ricerca, alla luce dell’esperienza di Confartigianato?

Sarebbe utile sviluppare nuove attività verso reti di imprese e altre forme organizzative e di lavoro cooperativo attraverso le quali potrebbero essere anche sperimentate forme innovative di accesso alla finanza. Ad esempio si potrebbe valorizzare il ruolo, originariamente previsto, per il fondo patrimoniale della rete come strumento di rafforzamento della stessa in vista degli investimenti e come sorta di cash collateral per garantire capitale di debito e di credito provenienti dall’esterno.

 

Le PMI sono decisive nella capacità innovativa del sistema paese. Quale ruolo svolgono attualmente e possono svolgere in futuro le associazioni come la Confartigianato per accompagnare e sostenere la fase di crescita delle PMI più innovative?

Le associazioni delle micro e piccole imprese possono svolgere un ruolo di meta-organizzatore dei contenuti oggetto dei progetti e delle attività innovative. A questo riguardo, tra le attività svolte da Confartigianato per sostenere le capacità innovative delle imprese, segnalo la rete dei 32 Digital Innovation Hub, creati nell’ambito del Piano Impresa 4.0 e operativi presso le nostre Associazioni territoriali in tutta Italia per accompagnare le imprese nella trasformazione digitale e aiutarle ad innovare.

 

In che misura l’innovazione si è rivelata strategica per la competitività dei vostri associati e quali tipologie di innovazione sono emerse come tra le più rilevanti?

Secondo le rilevazioni del nostro Ufficio studi sui più recenti dati Istat, nel triennio 2014-2016 il 45,6% delle piccole imprese ha svolto attività finalizzate ad introdurre innovazioni di prodotto o processo e ha effettuato innovazioni organizzative o di marketing, segnando un aumento di 4,3 punti rispetto a due anni prima. L’intensità dell’innovazione delle piccole imprese è più elevata nel manifatturiero esteso – che comprende gli estrattivi e l’energia – con una quota del 53,3% e in aumento di 7 punti rispetto al 2014. Seguono le piccole imprese dei servizi con il 42,5%, in crescita di 2,7 punti, e quelle delle costruzioni con il 29,7%, quota che rimane stazionaria (+0,1 punti). Quindi, contrariamente a quanto si pensa, le piccole imprese innovano, eccome.

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