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«Ogni impresa, per garantirsi un futuro, deve innovarsi»
 

La collaborazione tra le piccole imprese e i centri di eccellenza tecnico-scientifici, in particolare università ed EPR, è ancora inadeguata. Occorre agire sul sistema educativo, per diffondere cultura digitale, del ‘saper fare’ e per incrementare i laureati in materie scientifiche. Ed è indispensabile sviluppare ulteriormente il rapporto scuola-lavoro e valorizzare il ruolo di intermediazione delle associazioni imprenditoriali, anche rispetto alle funzioni che esse già svolgono nell’ambito dei Digital Innovation Hub

Presidente Vaccarino, in una recente un’intervista lei ha sottolineato che “dobbiamo riuscire a mettere a frutto anche nelle piccole imprese le conoscenze e le competenze generate nei laboratori e nelle aule … per attivare un flusso continuo di innovazione, che permetta a tutte le componenti del sistema produttivo di collaborare al rilancio dell’economia”. A suo giudizio, che cosa è stato fatto e che cosa servirebbe ancora in questa direzione?

Ogni impresa, per garantirsi un futuro, deve innovarsi. E per innovarsi servono competenze. L’avvento delle nuove tecnologie ha imposto alle imprese nuove figure professionali, che spesso le imprese sono state obbligate a costruirsi in casa. Ma questo non sempre è possibile. Occorre porsi, perciò, una domanda fondamentale: il sistema educativo è in grado di rispondere a questi obiettivi? Non solo è necessario rinnovare la filiera della formazione per avere profili adeguati sia a livello tecnico, con gli Istituti Tecnici Superiori (Its), sia a livello dei laureati in discipline scientifiche. È anche necessario affrontare il problema del collegamento tra i nostri centri di eccellenza e il sistema delle piccole imprese. Al riguardo la CNA chiede da tempo di agire sul sistema educativo per diffondere cultura digitale e cultura del saper fare e per incrementare il numero dei laureati nelle materie scientifiche.

 

Un punto cruciale nei processi innovativi è l'accesso a risorse finanziarie adeguate, specie in Italia dove il mercato dei capitali privati stenta ad affermarsi e dove sommando ricerca pubblica e privata, i finanziamenti arrivano all’1,3% del Pil a fronte dell’obiettivo europeo del 3%.  In che modo e con quali strumenti si può migliorare e coinvolgere gli attori privati nel finanziamento di aziende innovative?

Nell’ultima Legge di Bilancio è stato introdotto un capitolo importante che riguarda il sostegno ai Fondi di Venture Capital con l’obiettivo di incentivare gli investimenti in nuove imprese e startup: la decisione di reinvestire almeno il 15% degli utili provenienti dalle società partecipate dal Ministero dello Sviluppo economico in Fondi di Venture Capital; l’istituzione di un fondo di sostegno al Venture Capital nello stato di previsione del Ministero dello Sviluppo Economico con una dotazione di 90 milioni distribuiti nel triennio 2019-2021 e di 20 milioni distribuiti nei successivi quattro anni e, infine, la possibilità per i piani di risparmio di investire in attività a capitale di rischio.  Si tratta certamente di passi importanti che ci auguriamo possano contribuire ad accrescere la familiarità e l’utilizzo di questi strumenti, ma che non possono distogliere l’attenzione dal fatto che a essere inadeguate sono, soprattutto, le risorse pubbliche, fondamentali, se ben allocate, a sostenere i processi di innovazione e di ricerca anche in un sistema di piccole imprese quale il nostro.

 

Quali misure e strumenti sarebbero utili per incentivare la collaborazione tra aziende innovative e Enti Pubblici di Ricerca, alla luce dell’esperienza di CNA?

La collaborazione tra le piccole imprese e le strutture tecnico – scientifiche, in particolare università e centri pubblici di ricerca, risulta ancora inadeguata. Per superare le difficoltà e i fattori critici che investono il rapporto tra questi soggetti è indispensabile, allora, sviluppare ulteriormente il rapporto scuola-lavoro e valorizzare il ruolo di intermediazione delle associazioni imprenditoriali, anche rispetto alle funzioni che esse già svolgono nell’ambito dei Digital Innovation Hub.

 

Le PMI hanno un ruolo decisivo nella capacità innovativa del sistema paese. Quale ruolo svolgono attualmente e possono svolgere in futuro le associazioni come la CNA per accompagnare e sostenere la fase di crescita delle PMI più innovative?

La CNA, sul tema dell’innovazione e della trasformazione tecnologica, è fortemente impegnata nell’attività di affiancamento, sensibilizzazione e formazione delle imprese e ha costituito una rete di Digital Innovation Hub che è parte del Network Nazionale promosso dal Mise. Una rete che nasce proprio con l’obiettivo di accompagnare le imprese nel passaggio a nuovi modelli produttivi. I Digital Innovation Hub della CNA sono dislocati su tutto il territorio nazionale e possono offrire alle imprese consulenza e servizi qualificati, affiancandole nella comprensione dei propri fabbisogni, nell’utilizzo degli incentivi messi a disposizione dal Piano nazionale e nell’individuazione di partner e centri di trasferimento tecnologico in grado di sostenerle nella fase di trasformazione. La sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di portare nelle piccole imprese le conoscenze e le competenze necessarie ad affiancarle nel difficile salto tecnologico richiesto.

 

Anche alla luce dell’indagine CNA-Fondazione Cotec in che misura l’innovazione si è rivelata strategica per la tenuta competitiva delle imprese e quali forme di innovazione sono emerse come tra le più rilevanti?

Dalla nostra indagine emerge che oltre la metà delle imprese negli ultimi anni ha avviato attività innovative. La percentuale più alta di imprese innovatrici si registra, per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche di prodotto o di servizio, nel settore dei servizi alle imprese, e nel manifatturiero per quanto riguarda le innovazioni di processo. La stessa indagine ci offre la possibilità di leggere l’importanza che i percorsi di innovazione hanno avuto sulle imprese per la loro tenuta competitiva: miglioramento della qualità dei prodotti o dei servizi offerti, maggiore capacità di produzione e fornitura, in molti casi aumento del fatturato legato all’introduzione delle innovazioni costituiscono i principali risultati ottenuti dalle imprese intervistate.

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