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Interview

«Per la ricerca e l’innovazione serve una politica mission oriented e un diverso rapporto pubblico-privato»

Mariana Mazzucato, Professor in the Economics of Innovation and Public Value, University College London (UCL). Fondatrice e Direttrice dell’Institute for Innovation and Public Purpose - IIPP, autrice de “Lo Stato innovatore” e “Il valore di tutto”

L’Italia deve ripensare il rapporto tra il settore pubblico e privato anche nell’area della ricerca, dove troppo spesso si è sviluppato un rapporto parassitario che vede gli enti ed i laboratori pubblici massicciamente sotto-finanziati ed alcune imprese private ricevere milioni di euro in ammortamenti e sgravi fiscali per spese in R&S che avrebbero comunque fatto. Questi sussidi hanno come risultato l’aumento artificiale dei profitti, senza che questo si traduca nella cosiddetta “addizionalità” di investimento

In Italia ci sono difficoltà oggettive di dialogo tra il mondo della ricerca pubblica e il tessuto imprenditoriale rispetto ai fondi pubblici, alla spesa in R&S sul PIL e nel coordinamento tra le attività dei Ministeri dell’Istruzione Università e Ricerca e dello Sviluppo Economico. Ma l’innovazione è molto più diffusa nel sistema produttivo di quanto non si pensi.  Adesso l’obiettivo è di ampliare la platea delle aziende che investono in R&S, affiancandole e spingendo sui meccanismi di trasferimento tecnologico attraverso una collaborazione fattiva con Università ed Enti Pubblici di Ricerca. Occorre "fare squadra" affinché la ricerca e l’innovazione siano alla portata anche delle imprese più piccole

Confindustria ha sempre sottolineato l’urgenza di porre al centro della politica industriale del Paese la ricerca e l’innovazione, leve prioritarie per lo sviluppo. Dobbiamo rafforzare le filiere tecnologiche italiane per contribuire alla definizione di strategie nazionali di innovazione e promuovere un’efficace collaborazione tra imprese di diverse dimensioni con il sistema pubblico di ricerca

Contrariamente a quanto si pensa, le piccole imprese innovano: dal 2014 al 2016 il 45,6% ha introdotto innovazioni di prodotto o processo o nell’organizzazione o di marketing, 4,3 punti in più di due anni prima. Ma affinché eccellenze e capacità sul territorio non rimangano casi isolati servono maggiore coraggio e più ‘gioco di squadra’; occorre fare sistema e lavorare in sinergia, coinvolgendo tutti gli enti nazionali e territoriali, i sistemi della ricerca, i Ministeri interessati.  E dobbiamo sviluppare sistemi di Open Innovation per diffondere know-how, tecnologie, brevetti e risultati della ricerca

«Avvicinare imprese e ricerca per fare un salto di qualità sui mercati»

Maurizio Casasco, Presidente Confapi e Primo vicepresidente Cea-Pme (Confederazione europea delle Pmi)

Il sistema delle piccole e medie imprese ha degli assi formidabili da giocarsi nella competizione globale: è un’unica Silicon Valley del talento, dell’originalità, dell’eccellenza. Per fare un salto di qualità in mercati sempre più globalizzati, è fondamentale avvicinare le migliori università e i centri di ricerca, tra cui anche quelli pubblici, per tracciare un sentiero comune che ci permetta di lanciare brevetti e prodotti innovativi. E servono un mercato del credito alternativo al canale banche e soluzioni ottimali che consentano di utilizzare il risparmio

«Ogni impresa, per garantirsi un futuro, deve innovarsi»

Daniele Vaccarino, Presidente della CNA

La collaborazione tra le piccole imprese e i centri di eccellenza tecnico-scientifici, in particolare università ed EPR, è ancora inadeguata. Occorre agire sul sistema educativo, per diffondere cultura digitale, del ‘saper fare’ e per incrementare i laureati in materie scientifiche. Ed è indispensabile sviluppare ulteriormente il rapporto scuola-lavoro e valorizzare il ruolo di intermediazione delle associazioni imprenditoriali, anche rispetto alle funzioni che esse già svolgono nell’ambito dei Digital Innovation Hub

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