Image

Una logica affascinante

di Federico Testa
Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Verona – Presidente ENEA

L’Economia Circolare si basa su una logica affascinante, che prevede un nuovo modello di produzione e consumo e che mira, in sintesi, a preservare e gestire le risorse naturali e a favorire la transizione verso una società a bassa emissione di carbonio. Affascinante anche perché richiede, in diversa misura, il contributo della politica, della ricerca e dei cittadini nel duplice ruolo, questi ultimi, di “attuatori” di buone pratiche e di “promotori” nei confronti dei decisori politici di nuove istanze che favoriscano uno sviluppo economico, ambientale e sociale sostenibile. Ne consegue che la transizione dall’attuale modello economico, sostanzialmente ancora di tipo “lineare”, verso un modello circolare è molto impegnativa, dovendo mettere in pratica logiche di cooperazione e confronto intersettoriali, per azioni condivise a vari livelli sul territorio e lungo la catena di valore di prodotti e materiali, tra attori del mondo della ricerca e della innovazione, istituzionale, dei settori produttivi e della società civile.

Lo strumento metodologico della “simbiosi industriale” gioca in questa ottica un ruolo sempre più essenziale per favorire lo scambio tra imprese dissimili di risorse, scarti e rifiuti, strettamente legato anche ad una accurata analisi territoriale ed economica che valuti le diverse filiere sul territorio ed i possibili percorsi di simbiosi. La sostenibilità economica di tali percorsi può esistere anche per materiali di poco valore economico, creando potenti sinergie sul territorio con esempi di economia collaborativa.

In generale, attuare concretamente un’economia circolare vuol dire ripensare il prodotto che si fabbrica, riprogettarlo e realizzarlo attraverso un processo produttivo diverso e tale che i prodotti di scarto e i rifiuti che ne derivano possano diventare una risorsa funzionale ad un altro processo produttivo. Il settore della ricerca, sia pubblica che privata, è sempre più impegnato nello sviluppo di tecnologie e metodologie innovative che consentano, anche attraverso la realizzazione di nuovi materiali, la produzione di beni e prodotti più durevoli e riciclabili con un minor consumo di risorse. La riprogettazione dei prodotti deve tener conto anche della possibilità di riparare e/o riutilizzare il prodotto stesso, riducendo il consumo di risorse necessarie per la sua produzione e la generazione di rifiuti.

Le politiche comunitarie di gestione dei rifiuti richiedono in maniera prioritaria una diminuzione della quantità dei rifiuti prodotti mediante azioni di prevenzione, a cui deve far seguito la possibilità di riuso dei prodotti stessi. Essenziale è poi la implementazione di un sistema efficace di riciclo e recupero di materiali dai rifiuti, con filiere di raccolta organizzate e impianti di riciclo distribuiti su base territoriale.

Un esempio significativo è costituito dalla possibilità di recuperare metalli preziosi e ad elevato valore aggiunto dai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Computer, elettrodomestici, smartphone, pannelli fotovoltaici e batterie di accumulo rappresentano, soprattutto per il nostro Paese, una vera e propria “miniera a cielo aperto”. Il mercato delle materie prime-seconde viene così promosso, riducendo drasticamente gli scarti e continuando a sfruttare fino in fondo quel che abbiamo già preso dalla natura sotto forma di materie prime.

Il ruolo della politica a livello nazionale è essenziale nel definire e promuovere modelli di consumo più sostenibili e circolari rinforzando ad esempio il Green Public Procurement in ottica di economia circolare e definendo una legislazione “end of waste” più efficace, che faciliti realmente il riciclo di materiali dai rifiuti.

All’attuazione di politiche e strategie, occorre affiancare gli opportuni investimenti che devono provenire sia dal settore pubblico che da quello privato ed è necessario che ci sia un ruolo attivo degli attori di tutti i settori coinvolti nella transizione.

Per rendere efficaci i contributi di tutti gli attori coinvolti nel processo di transizione verso una economia di tipo circolare, è infine necessaria una governance efficace che sia in grado di garantire omogeneità di approccio nei vari livelli applicativi, dal contesto locale e fino a quello nazionale, affinché le azioni intraprese non risultino dispersive e non ci siano iniziative duplicate e sovrapposte, che creano solo confusione nel panorama italiano.

In questo contesto opera la Piattaforma Italiana dell’Economia Circolare (ICESP), che rappresenta l’hub nazionale della Piattaforma Europea per l’Economia Circolare (ECESP) della Commissione europea. Alla Piattaforma Italiana coordinata da ENEA, partecipano gli attori pubblici e privati di maggior rilievo a livello nazionale nel settore dell’economia circolare: oltre 120 rappresentanti di quattro settori – ricerca e innovazione, istituzionale, settori produttivi e società civile – attivi in gruppi di lavoro dedicati alla individuazione di buone pratiche ed esempi di successo, ma anche di criticità e ostacoli, esempi di come ci si sta organizzando a vario livello sul territorio (ad es. piccoli comuni, quartieri, città, regioni), approfondimenti di filiera (ad es. costruzione e demolizione, tessile/moda, mobilità elettrica, agroindustria), con il coinvolgimento di rappresentati di tutte le fasi della catena di valore, e proposte concrete su come superare le attuali barriere.

Questo numero della Rivista riunisce attori di elevato profilo, rappresentativi di tutti i settori coinvolti nella transizione verso l’economia circolare, con l’intenzione di rappresentare in maniera quanto più possibilmente esaustiva il modo italiano di fare Economia Circolare approfondendo gli aspetti economici, normativi, tecnologici all’interno del contesto strategico europeo e nazionale e con un focus sulle attività di ENEA, tutte basate su un approccio integrato e multidisciplinare.

Si cerca così di riunire in un quadro unico il punto di vista dei vari attori coinvolti, approfondendo le azioni già in campo, le eccellenze, le barriere, le strategie e quello che potrebbe/dovrebbe essere il ruolo attivo di ciascuno di essi e tracciando un posizionamento del nostro Paese sul grande tema dell’Economia Circolare. In definitiva, occorre quanto più possibile superare gli slogan degli ultimi anni e passare finalmente dalle parole ai fatti, con un cambio radicale del modello economico ed azioni pratiche, sinergiche ed integrate.


Stampa