Ivano Vacondio

Protagonisti del cambiamento per un’industria alimentare sostenibile

Intervista a Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare

II sistema alimentare italiano si pone come modello di produzione e consumo sostenibili per far fronte al crescente fabbisogno della popolazione mondiale e garantire la competitività dei sistemi agroalimentari nel rispetto dell’ambiente, delle comunità territoriali, dello sviluppo economico e della crescita sociale. In questo contesto, l’industria alimentare nazionale è pronta a fare la sua parte ed essere ‘protagonista del cambiamento’ per raggiungere la sostenibilità e gli obiettivi stabiliti nel Green New Deal

‘Sostenibilità’ è sempre più la parola-chiave per l’evoluzione del sistema agroalimentare, per le sue implicazioni ambientali, sociali e di sviluppo di un’economia resiliente, responsabile e circolare. Una sfida che richiede strategie e modelli innovativi, ma anche ricerca e investimenti in tecnologie per aumentare l’efficienza nell’uso delle risorse, la produttività e l’occupazione, creando nuove opportunità di crescita e competitività. In questa intervista, Ivano Vacondio, Presidente della Federalimentare spiega come si sta muovendo la sua organizzazione per raggiungere questi obiettivi.
Presidente Vacondio quali strategie e quali linee di azione sta sviluppando Federalimentare in questa direzione?

II sistema alimentare italiano si pone come modello di produzione e consumo sostenibili per far fronte al crescente fabbisogno della popolazione mondiale e garantire la competitività dei sistemi agroalimentari nel rispetto dell’ambiente, delle comunità territoriali, dello sviluppo economico e della crescita sociale. In sintonia con i principi dell’Economia Circolare, le principali linee strategiche d’intervento sul tema della sostenibilità, sono sicuramente l’utilizzo efficiente degli input di base (in primis acqua ed energia, attraverso efficientamento e ottimizzazione dei processi); il pieno sfruttamento delle materie prime agricole in tutte le loro componenti che sono destinate all’alimentazione umana, alla mangimistica e ad altre filiere di utilità; la prevenzione dei rifiuti da imballaggio, la loro eco-progettazione, la corretta gestione del fine-vita del packaging; la prevenzione degli sprechi alimentari e la gestione delle eccedenze.

L’innovazione ha un ruolo sempre strategico per la sostenibilità dei sistemi agroalimentari. Come si sta muovendo Federalimentare per incentivare la ricerca e rafforzare il trasferimento tecnologico in questa direzione?

Per Federalimentare investire in ricerca e innovazione significa fornire un contributo concreto alla modernizzazione del Paese e al miglioramento della competitività del Sistema Italia. Il mercato italiano ed internazionale dei prodotti alimentari sarà influenzato sempre di più dalle trasformazioni della società, dai cambiamenti delle abitudini alimentari e da una sempre crescente attenzione all’ambiente. Gli stessi consumatori sono sempre più in grado di riconoscere il valore intrinseco di ciò che comprano, dagli aspetti tecnologici, all’attenzione rivolta al corretto utilizzo ambientale delle risorse naturali, alla logistica e al packaging, nell’ottica di un concetto di qualità globale e responsabilità sociale. In tal senso riteniamo fondamentale un approccio “sistemico” che coinvolga tutti gli attori della filiera e che tenga conto dell’intero ciclo di produzione in ogni sua fase, riflettendosi positivamente anche sulle filiere collegate. A livello europeo partecipiamo attivamente da più di quindici anni ai programmi di cofinanziamento per ricerca e sviluppo tecnologico della Commissione europea (Horizon 2020, Interreg MED, LIFE, PRIMA, ERASMUS PLUS e INTERREG MED). Anche a livello nazionale con altri gli stakeholder del settore promuoviamo, attraverso il canale di Fondimpresa, il fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria, CGIL, CISL e UIL, la formazione del capitale umano per l’implementazione di nuove tecnologie, software, macchine e attrezzature per la produzione sostenibile ecologica ed efficiente. Infine, riteniamo che sia prioritario collaborare con il sistema universitario, affinché si avvicini di più alle imprese, guadagnando reciprocamente dal processo di contaminazione e scambio di esperienza. A testimonianza di questo, dal 2012 siamo in prima linea nella costituzione e gestione del Cl.uster N.azionale CL.A.N. che raggruppa oltre cento attori del settore agroalimentare (imprese, enti di ricerca, università, associazioni, rappresentanze territoriali) per promuovere una crescita economica sostenibile, basata sulla ricerca e l’innovazione.

La lotta agli sprechi alimentari è ormai un obiettivo fortemente condiviso nell’opinione pubblica. Come tradurla in iniziative operative e concrete?

Quando parliamo degli sprechi alimentari mi preme ricordare che l’impegno dell’Industria alimentare mira a prevenire lo spreco ancora prima che si realizzi, nella fase del consumo domestico (cui è imputabile il 45% degli sprechi alimentari), attraverso una serie di azioni che spingono il consumatore verso modelli di consumo più consapevoli come il riporzionamento degli alimenti e packaging evoluti che, oltre a prolungare la shelf life, sono in linea con nuovi stili di vita e abitudini di consumo delle famiglie italiane (pensiamo ad esempio alle monoporzioni); prodotti ad alto servizio aggiunto minimizzano le manipolazioni domestiche e le occasioni di spreco; infine, informazioni sempre più accurate per la corretta preparazione e conservazione degli alimenti.
Il tema degli sprechi, inoltre, si lega strettamente alla gestione virtuosa delle eccedenze alimentari. Federalimentare, proprio su questi temi, ha coordinato un ambizioso progetto europeo LIFE-Food.Waste.StandUp che ha realizzato un’intensa campagna mediatica di sensibilizzazione sulla prevenzione degli sprechi alimentari e la gestione delle eccedenze lungo la filiera, per aumentarne il recupero e i volumi delle donazioni. Tutto ciò rafforzando un processo già in corso, valorizzato grazie alla approvazione della legge 166/2016, la cosiddetta Legge Gadda che ha sburocratizzato e semplificato le procedure per chi vuole donare.

La Commissione Europea ha un nuovo vertice e punta con decisione al Green New Deal. Quale ruolo per il nostro sistema agroindustriale? E che messaggio/richiesta vorrebbe lanciare al nuovo vertice UE?

L’industria alimentare italiana si impegna a fare la propria parte per raggiungere gli importanti obiettivi stabiliti nel Green Deal, con particolare riguardo alla transizione verso sistemi alimentari più sostenibili. Sul tema delle politiche per il clima e in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, seguiremo con attenzione le iniziative che contribuiranno a rendere l’Europa il primo continente “neutrale” dal punto di vista climatico nel mondo entro il 2050. Ciò sarà possibile solo lavorando a stretto contatto con i nostri partner della filiera di approvvigionamento, compresi gli agricoltori anche in un’ottica di decarbonizzazione dei sistemi agroalimentari.
Il nostro contributo ed il nostro massimo impegno, dunque, sono garantiti anche in relazione a quel capitolo del Green Deal dedicato alla strategia From Farm to Fork che si prefigge l’obiettivo di realizzare una politica alimentare più sostenibile, che sappia affrontare i cambiamenti climatici, proteggere l’ambiente e preservare e ripristinare la biodiversità garantendo, allo stesso tempo, la competitività del sistema agricolo e che i cittadini europei ricevano alimenti accessibili, di alta qualità e sostenibili.

Quale è a suo giudizio il maggior punto di grande forza per l’evoluzione del sistema agroalimentare nazionale in chiave sostenibile e quale la maggiore criticità?

Siamo pronti a recitare la parte dei “protagonisti del cambiamento” e ad impegnarci a raggiungere gli obiettivi stabiliti dal Green New Deal. L’industria italiana si colloca in una posizione di sicuro vantaggio rispetto a molti competitor intra ed extra europei, potendo vantare ottime perfomance nei parametri fondamentali come le penetrazioni delle fonti rinnovabili nel mix energetico, l’efficienza energetica, il riciclo e la riduzione delle emissioni di CO2. I “rifiuti” costituiscono una enorme riserva di risorse che, se opportunamente gestita e valorizzata, può garantire un approvvigionamento sostenibile e continuo negli anni di materiali ed energia.
Tuttavia, i maggiori sforzi che saranno richiesti all’industria nel suo complesso dovranno essere accompagnati da un rafforzamento delle misure di protezione dalla concorrenza internazionale e da un piano straordinario di investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica. Occorrerà scongiurare provvedimenti punitivi come bandi, divieti e tassazioni ad hoc (come sugar e plastic tax). Dal punto di vista tecnologico, il nostro settore ha già investito e continua a investire quotidianamente in innovazione per studiare l’uso di materiali alternativi a prezzi accessibili per il consumatore. Le criticità relative al tema del recupero e riciclo dei materiali di imballaggio continueranno a permanere finché non si affronteranno le condizioni di contorno, legate a un quadro di riferimento normativo/autorizzativo e della dotazione impiantistica carente sul territorio nazionale. Auspichiamo, pertanto, che le tematiche ambientali vengano affrontate dal Governo con un approccio unitario che contempli anche misure di politica industriale capaci di coniugare sempre più il rafforzamento della tutela ambientale con lo sviluppo economico, puntando sull’innovazione tecnologica.


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