Antonio Decaro

È sui sindaci che bisogna puntare per una crescita più sostenibile

Intervista a Antonio Decaro, Presidente ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani

Per storia e capillarità, i Comuni rappresentano un’occasione per sperimentare modelli di crescita sostenibile. Come sindaci, nell’Anci, abbiamo scritto “Città Italia”, manifesto in 10 punti da inserire nel piano straordinario europeo e, in generale, i sindaci guardano a un futuro sostenibile con programmi di lungo periodo e progettualità concrete. Per questo diciamo che è sui sindaci che bisogna puntare.

Superbonus del 110%, Renovation Wave, nuove direttive, interventi e misure per rendere più efficienti condomini, abitazioni singole, industrie, immobili della PA: l’efficienza energetica è ormai una delle priorità nelle agende europee e nazionali per le sue molteplici ricadute ambientali, economiche e sociali. In Italia ci sono grandi attese per il Superbonus del 110% come traino per l’economia: Presidente Decaro, a suo giudizio questo strumento può costituire un motore di crescita per la ripresa e l’occupazione?

Il superbonus da un lato punta l’obiettivo di incentivare modelli costruttivi sostenibili per le nostre città dall’altro mira a incentivare produzioni manifatturiere di qualità, innovative e green. Il settore delle costruzioni è un fattore trainante di crescita e dei consumi interni che da sempre risente degli andamenti dell’economia italiana. In un periodo così difficile, è giusto che venga sostenuto, anche perché aiutare il comparto delle costruzioni significa provocare un effetto sull’indotto manifatturiero e sui servizi, dove le imprese italiane eccellono.

Come combinare la spinta a “ri-costruire” il nostro Paese con un modello di città più green e smart? In occasione del varo del Recovery Fund del Consiglio europeo lei ha dichiarato che i Comuni possono essere alleati fondamentali del governo nell’opera di rilancio che le risorse straordinarie del recovery fund consentono. Su quali leve state puntando?

I Comuni, per storia e per capillarità, rappresentano un’occasione per sperimentare modelli di crescita sostenibile. Come sindaci, nell’Anci, abbiamo scritto un manifesto chiamato “Città Italia” elencando dieci punti fondamentali da tener presente nel piano straordinario europeo: mobilità sostenibile, riduzione delle emissioni, efficienza energetica, economia circolare sono alcuni dei punti fondamentali di una strategia che deve portare da qui al 2030 a una drastica riduzione dei consumi e a una diversa vivibilità delle nostre città.

Il lockdown e la pandemia hanno generato un crollo dei consumi energetici e di conseguenza delle emissioni di CO2. È un punto di partenza per dare nuovo impulso alla sfida contro il riscaldamento globale e per l’efficienza energetica?

Ridurre i consumi di CO2 nelle città è uno degli obiettivi che tutte le città si sono date. Alcune si sono dotate di Piani di azione per l’energia sostenibile e i cambiamenti climatici, altre hanno adottato piani similari. In generale non si può non cogliere, da parte dei sindaci, una grande sensibilità e una capacità pianificatoria fondamentale per questo tipo di sfide. I sindaci guardano a un futuro sostenibile e lo fanno con programmi di lungo periodo e progettualità concrete. Per questo diciamo che è sui sindaci che bisogna puntare.

La pandemia ha offerto degli spunti di riflessione anche dal punto di vista della mobilità e del traffico delle nostre città e ci ha spinto a ripensare gli spazi urbani. Su quali direttive i Comuni italiani si stanno muovendo per ripensare i modelli urbanistici? Ci sono esempi di che possano fare da apripista o da modello per gli altri?

Dopo il COVID-19 dobbiamo abituarci a vivere in modo diverso la mobilità in città. Una mobilità sostenibile. Il modello che voglio portare ad esempio, per una volta permettetemelo, è quello della mia città e di altre realtà che stanno portano avanti un sistema fortemente interconnesso dove si vogliono mettere a disposizione dei cittadini più modalità di spostamento pubblico e green, introducendo progressivamente il MaaS (Mobility as a Service) e riducendo l’uso del mezzo privato. Il trasporto pubblico funziona bene per spostarsi da una zona all’altra della città, con servizi accessibili a tutti.
E all’interno di un’area, possibilmente zona 30 o pedonale, ci si sposta con servizi di micromobilità come monopattini e biciclette.


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