Parlamento europeo Strasburgo

‘Energy efficiency first’, molto più di uno slogan

di Simona Bonafè

Il principio ‘Energy Efficiency first’ non è uno slogan, ma una priorità concreta e perseguibile, con ricadute dirette per i consumatori europei di energia, dai cittadini alle industrie. Tuttavia, nonostante le sue grandi potenzialità, tra i tre obiettivi – rinnovabili, riduzione delle emissioni, efficienza energetica – proprio quest’ultimo avanza più timidamente a livello UE, anche a causa della crisi economica causata dal COVID-19. Occorre quindi rafforzare le politiche in campo a livello UE e di Stati membri e portare avanti con decisione la Renovation Wave nel settore edilizio.

Simona Bonafè

Simona Bonafè

Membro della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo

Con la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi e l’impegno a contrastare i mutamenti climatici ed i loro effetti, l’Unione Europea ha imposto una decisa accelerazione alla transizione del suo modello economico e sociale verso un nuovo paradigma di sostenibilità. Una trasformazione resa ancora più necessaria ed urgente dalla pesante crisi causata dalla pandemia.

Agire globalmente per tenere l’aumento medio delle temperature ben al di sotto della soglia critica dei 2 gradi centigradi è indispensabile per ridurre i danni legati ad eventi climatici estremi e riallineare il nostro sviluppo ad una pressione sulle risorse naturali che rispetti i tempi di rigenerazione del nostro pianeta.

Tutto questo richiede anche un ripensamento radicale del nostro modello di produzione e consumo dell’energia. In Europa, infatti, ben due terzi delle emissioni di gas serra derivano dalla produzione e dal consumo di energia.

Superare la dipendenza dalle fonti fossili, aumentando le forniture da energie rinnovabili rappresenta una parte della sfida. L’altro aspetto, ritenuto dalla stessa Agenzia Internazionale dell’Energia persino più significativo, riguarda l’uso efficiente dell’energia.

Il principio “Energy Efficiency first” non è uno slogan, ma una priorità concreta e perseguibile, con ricadute dirette per tutti i consumatori europei di energia, dai cittadini alle industrie.

Investire sul miglioramento delle performance del sistema di produzione, distribuzione e consumo di energia permette risultati e guadagni tali da rendere l’efficienza energetica una vera e propria fonte energetica primaria. Un approccio, questo, che si è affermato in questi anni in ambito UE, passando dal Piano per l’Unione dell’energia fino ad arrivare al più recente Green Deal.

Decarbonizzazione, competitività e innovazione

Il beneficio dell’efficienza energetica va ben oltre la de-carbonizzazione della nostra economia ed il contrasto ai cambiamenti climatici, contribuendo a rafforzare la posizione dell’UE in un mercato internazionale competitivo e a tratti instabile. La dipendenza europea dall’importazione di energia infatti resta ancora altissima, intorno al 53% dell’energia consumata, con un costo che supera i 400 miliardi l’anno.

Negli ultimi dieci anni l’UE ha fatto molti passi avanti, in particolare mettendo in campo misure regolamentari per migliorare l’efficienza energetica nei diversi settori, dagli edifici, ai trasporti, passando per le industrie. Tra i principali provvedimenti figurano la Direttive sull’efficienza energetica, quella sulla performance energetica degli edifici, cosi come le regole sull’eco-design e l’etichettatura energetica degli elettrodomestici e delle apparecchiature elettroniche. Misure che non solo hanno ridotto il consumo di energia, ma hanno anche aiutato i consumatori a risparmiare energia e quindi a risparmiare sulla bolletta. Nella scorsa legislatura abbiamo fissato gli impegni per il 2030 in ambito di efficienza, rinnovabili e riduzione delle emissioni. Per quanto riguarda l’efficienza energetica l’obiettivo di incremento del 20% entro il 2020, è stato portato al 32,5% per il decennio successivo. Tuttavia, nonostante le importanti potenzialità, tra i tre obiettivi, proprio quello dell’efficienza avanza più timidamente a livello UE. La Commissione Europea ha recentemente fatto il punto sullo stato di avanzamento relativamente all’obiettivo al 2020 di accrescere l’efficienza del 20%. Si continua ad osservare che dal 2014, con la ripresa della crescita economica dopo la crisi finanziaria globale, la traiettoria di incremento del tasso di efficienza energetica ha gradualmente rallentato. Tanto che le analisi concordano sul fatto che un eventuale raggiungimento del 20% alla fine dell’anno corrente sarebbe dovuto esclusivamente alla diminuzione dei consumi a causa della pandemia, in aggiunta ad un ultimo inverno meno rigido che ha ridotto la richiesta di energia per il riscaldamento. Sappiamo quindi che, al netto delle variabili sopra citate, le politiche ad oggi in campo a livello UE e di Stati membri devono essere rafforzare per raggiungere l’obiettivo del 32,5% posto per il 2030, a maggior ragione a fronte di una sua auspicabile revisione al rialzo, in coerenza con la nuova legge per il Clima che punta alla neutralità climatica entro il 2050. Un incremento di ambizione che sarebbe necessario per stare al passo con gli impegni presi dall’UE per il contrasto ai cambiamenti climatici, e realizzabile in base al ritmo dell’innovazione tecnologica e alla riduzione dei costi attraverso economie di scala. Mentre la ripresa post-COVID porterà probabilmente ad un incremento del consumo energetico, non possiamo nasconderci il rischio che le misure annunciate nei diversi piani nazionali clima ed energia, incluse le strategie di ristrutturazione degli edifici a lungo termine, stiano subendo un rallentamento legato alla crisi economica causata dalla pandemia.

Di fronte a questo possibile impasse, diventa ora quanto mai importante considerare il fattore efficienza energetica nelle misure dei piani di ripresa presentati dagli Stati membri e mettere in campo quanto prima delle nuove iniziative.

Renovation Wave, crescita e povertà energetica

Sul fronte del piano “Next Generation EU”, che passa dal bilancio pluriennale dell’UE e dallo strumento del Recovery Facility, il Parlamento è fortemente impegnato a garantire che nell’insieme sia dato il giusto rilievo agli investimenti sostenibili, stabilendo finestre dedicate, di cui potranno beneficiare anche i progetti di efficientamento energetico. Contestualmente stiamo finalmente riuscendo ad aprire una breccia per la revisione del Patto di stabilità e crescita per riconoscere finalmente il valore aggiunto degli investimenti pubblici sostenibili, al fine di liberare risorse fondamentali a livello di bilanci degli stati membri.

Per quanto riguarda le nuove iniziative, è stata recentemente presentata dalla Commissione Europea la “Renovation Wave”, che mette ancora una volta in evidenza il ponte tra tutela ambientale e sviluppo sociale ed economico che può essere incarnato dall’efficienza energetica.

Gli edifici sono tra i principali luoghi di consumo di energia, 40% del consumo finale, e contano per circa un terzo delle emissioni di gas serra nell’UE. Un parco immobiliare rinnovato e migliorato può dunque contribuire in modo significativo a raggiungere ingenti risparmi energetici e riduzioni di emissioni. Ogni anno solo l’1% degli edifici viene ristrutturato, e attualmente solo circa il 75% dell’insieme degli immobili può essere definito efficiente dal punto di vista energetico, dato preoccupante se incrociato con la prospettiva che circa il 90% degli attuali edifici sarà ancora in uso nel 2050. Non a caso il Green Deal aveva fin da subito identificato in questo un settore strategico su cui agire. L’iniziativa per la Renovation Wave arriva ora, in piena crisi pandemica, per raddoppiare il tasso di ristrutturazione da qui al 2030, con la consapevolezza che essendo quello delle ristrutturazioni un settore caratterizzato fortemente da imprese locali, aumentando le ristrutturazioni ci si può attendere non solo un risultato ambientale ma anche e soprattutto un importante stimolo alla ripresa economica ed occupazionale.

Nell’analisi di impatto che accompagna il testo della Commissione si parla infatti della potenziale creazione di 160.000 nuovi posti di lavoro. Non va poi dimenticato che si stima siano circa 34 milioni gli europei che hanno problemi a riscaldare adeguatamente le loro case.

Questa iniziativa rappresenta anche una risposta al fenomeno della povertà energetica, che l’Unione Europea invita tutti gli Stati membri a non sottovalutare, e che i dati italiani ci dicono aver subito una vera e propria impennata in conseguenza della crisi economica legata al COVID. L’iniziativa per la “Renovation wave” intende legare i diversi provvedimenti e fondi esistenti con le diverse sezioni del piano “Next Generation EU” per contribuire a caratterizzare la ripresa economica in modo sostenibile a tutto tondo, sul piano sia ambientale che sociale. L’efficienza energetica rappresenta un obiettivo strategico per l’Unione Europea e la sua transizione verso la sostenibilità. Questa legislatura per le istituzioni europee si è aperta caratterizzandosi fortemente in questo senso con il Green Deal. Allo shock della pandemia, dopo iniziali tentennamenti, l’UE sta rispondendo ora con un inedito spirito di solidarietà ed un piano di investimenti condiviso sotto il profilo economico e garantito dalla Commissione.

Dalla nostra capacità di tenere insieme crescita e sostenibilità passa la possibilità di una ripresa a venire davvero solida.

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