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Il Superbonus, rivoluzione green e nuova via di sviluppo economico

di Riccardo Fraccaro

Dobbiamo smettere di vedere la transizione energetica come uno tra i tanti obiettivi: esso è il nostro più urgente obiettivo, non solo come governo ma come generazione e come specie. Il Superbonus è il primo passo per immaginare una nuova via di sviluppo economico, una rivoluzione green che parte dal settore residenziale, fra i maggiori responsabili delle emissioni e dei consumi energetici.

Riccardo Fraccaro

Riccardo Fraccaro

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

La pandemia in atto sta mettendo in crisi la nostra società: decine di migliaia di persone sono sul letto di ospedale, più di cinquanta mila persone hanno perso la vita. Oltre a questo, milioni di lavoratori, commercianti e imprenditori hanno visto la loro condizione economica peggiorata. La pandemia ha mostrato il volto più severo della vita, dinanzi alla quale siamo stati però in grado di rispondere con una capacità, una forza d’animo ed una compattezza straordinaria, tipica del popolo italiano.

Ci sono tante cose che abbiamo compreso in questi mesi, sul valore della salute, della famiglia, dei contatti umani. Mi vorrei in questa sede soffermare però su due questioni principali, che ho cercato di affrontare contemporaneamente attraverso l’introduzione del Superbonus 110%. La prima riguarda la necessità di sostenere politiche economiche espansive e coraggiose; la seconda quella di trasformare la crescita in chiave sostenibile e green.

Per raggiungere la neutralità carbonica nel 2050, l’Italia dovrà tagliare ogni anno 17 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un obiettivo estremamente ambizioso. Allo stesso tempo, secondo la Commissione Europea, l’UE avrà bisogno di 470 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno di investimenti per rispettare i target climatici al 2030, di cui 185 solo nel settore delle costruzioni. Per L’Italia parliamo circa di 60 miliardi di investimenti annuali.

Questa è quindi la grande opportunità di oggi: fare della necessità di combattere i cambiamenti climatici una nuova leva di sviluppo economico. Questo richiederà non solo la mobilitazione di una quantità straordinaria di risorse finanziarie, ma anche e soprattutto un salto di mentalità collettivo. Dobbiamo smettere di vedere la transizione energetica come uno tra i tanti obiettivi: esso è il nostro più urgente obiettivo, non solo come governo ma come generazione e come specie.

È per questo che ho così fortemente spinto per introdurre il Superbonus: una detrazione al 110% che rimborsa il cittadino che ha svolto lavori di efficientamento energetico o messa in sicurezza antisismica di un edificio per un valore superiore alla somma spesa. Inoltre, grazie alla possibilità dello sconto in fattura e della cessione del credito, il cittadino potrà svolgere importanti lavori di ristrutturazione praticamente senza alcun esborso monetario. L’obiettivo è quello di trovare una nuova via che superi sia il paradigma della crescita a tutti i costi sia l’idea della decrescita (in)felice che potrebbe creare diversi, ma altrettanto gravi, danni sul piano sociale. Questo non solo è possibile ma è indispensabile, e il Superbonus vuole essere solo il primo passo per immaginare insieme questa nuova via di sviluppo economico.

Gli investimenti “verdi”, infatti, generano più occupazione rispetto ai processi basati sulle fonti fossili. Nel 2011 la Banca Mondiale stimava che per ogni milione di dollari investito nel settore del solare si generano 13,7 posti di lavoro, contro i 5,2 del settore del petrolio e i 6,2 del settore del carbone.

Abbiamo deciso quindi di iniziare questa rivoluzione green a partire dal settore residenziale. Questo sia perché in Europa il patrimonio edilizio è responsabile del 40% del consumo di energia e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra, sia perché in Italia il 37,1% degli edifici è nella classe energetica G, e il 24,9% nella classe F, sia perché l’edilizia è il settore più integrato della nostra economica ma è anche quello che ha sofferto maggiormente la crisi di quest’ultimo decennio.
L’edilizia è quindi il settore migliore per trasformare la crescita economica in chiave sostenibile, e il Superbonus è lo strumento che ci siamo dati per raggiungere il 3% di tasso di ristrutturazione annuo del parco immobiliare e per abbattere del 35% i consumi energetici del settore residenziale entro il 2030, in linea con i target inseriti nel PNIEC.

Raggiungere questi obiettivi ci permetterà anche di rilanciare occupazione e PIL. Il settore delle costruzioni acquista, infatti, beni e servizi dall’88% dei settori economici, 31 settori economici su 36 sono fornitori delle costruzioni, e solo il 4,2% degli acquisti è importato mentre il 95,8% è di produzione interna. Ha infatti un altissimo moltiplicatore degli investimenti, ben superiore all’unità.

Per questi motivi il Superbonus, ad oggi, rappresenta una misura su cui puntare, che ci permetterebbe di coniugare la necessità di crescere e la necessità di cambiare il nostro modello economico rendendolo il più sostenibile possibile. Solo se l’Italia e l’Europa decideranno di coniugare progresso sociale, tutela ambientale e sviluppo economico riusciremo a superare questa crisi.

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