Tranzizuine energetica

Dalla crisi post-COVID un’opportunità unica

di Gianni Pietro Girotto

DOI 10.12910/EAI2020-025

È ormai chiaro a tutti che la transizione energetica e la decarbonizzazione sono ora più che mai un obiettivo che, inevitabilmente, in modo graduale, ma deciso, dovremo realizzare. Perché se la pandemia ci ha travolto in un vortice di disagi sanitari, sociali ed economici senza precedenti, ci ha anche offerto l’occasione unica di rilanciare l’economia in chiave green e di sfruttare le enormi potenzialità del nostro Paese per lasciarci alle spalle modelli basati sul consumo di energia fossile e lo spreco di risorse naturali. Su questo fronte abbiamo tutte le carte in regola per perseguire questi obiettivi e far ripartire l’Italia.

Gianni Pietro Girotto

Gianni Pietro Girotto

Presidente della 10a Commissione permanente Industria, Commercio, Turismo del Senato della Repubblica

Se ne parla da anni alle Conferenze ONU sui cambiamenti climatici, è uno degli argomenti chiave sui tavoli di discussione dei principali organismi internazionali che si occupano di clima, è l’obiettivo verso cui tendono le varie direttive europee in materia di energia, efficienza energetica e innovazione, e un obbligo morale nei confronti delle nuove generazioni che a gran voce reclamano il diritto sacrosanto ad un futuro migliore e più pulito. È abbastanza chiaro ormai a tutti quanto la transizione energetica verso un’economia decarbonizzata sia ora più che mai un passaggio, un obiettivo, che inevitabilmente in modo graduale, ma deciso, dovremo realizzare. Ora più che mai perché, se da una parte la pandemia ci ha travolto in un vortice di disagi sanitari, sociali ed economici senza precedenti, dall’altra ci ha offerto su un piatto d’argento l’occasione unica di rilanciare l’economia post COVID-19 in chiave green e sfruttare le enormi potenzialità che il nostro Paese possiede per lasciarci alle spalle modelli basati sul consumo di energia fossile e sullo spreco delle risorse naturali. Perché, come ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, forse troveremo un vaccino per il virus, ma sicuramente non ce n’è uno per il cambiamento climatico.

Rimettere in moto la vita sociale e produttiva del Paese con progetti che portino benefici e valore a tutti è un’opportunità tutt’altro che campata per aria.

Poco più di due mesi fa, anticipando di almeno un anno la loro comparsa, è stata da noi approvata una norma che consente di realizzare le prime Comunità energetiche, rivoluzionando così per sempre il modello di produzione, distribuzione e consumo dell’energia. Inoltre, attraverso quattro grandi strumenti – il conto termico e le detrazioni fiscali sui progetti di riqualificazione degli edifici, le nuove possibilità di autoproduzione e autoconsumo dell’energia offerte appunto dalle Comunità energetiche, e la possibilità di fare i suddetti interventi di riqualificazione a bassissimo costo grazie alla “cessione del credito fiscale” e allo “sconto immediato in fattura” sul costo del progetto – milioni di cittadini hanno la possibilità reale di dimezzare la bolletta energetica. Si tratta di strumenti che ci consentono di mettere mano a milioni di vecchi edifici, per trasformarli in edifici più efficienti, più confortevoli e con un consumo dimezzato sia per il miglior isolamento sia perché sono essi stessi produttori di energia.

Dimezzare il costo delle bollette per i condomini

I vantaggi che ne derivano sono enormi. Pensiamo solo al fatto che in Italia ci sono 20 milioni di italiani che vivono all’interno di 1,2 milioni di condomini (nella maggior parte dei casi piuttosto vecchi) e che sprecano più della metà dell’energia acquistata per scaldarli d’inverno e raffrescarli d’estate. Ora, in un colpo solo possiamo non solo dimezzare il costo delle bollette per i condomini, ma abbassarlo anche per tutti gli italiani, dal momento che con l’aumento della diffusione degli impianti a fonte rinnovabile, aumenterà anche il decentramento dell’offerta di elettricità e diminuirà lo stress di rete, il cui notevole costo viene pagato da tutti. Senza tralasciare il fatto che puntare sulle Comunità energetiche significa anche migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici, abbattere le emissioni climalteranti e diminuire considerevolmente il fabbisogno nazionale di energia, e quindi la dipendenza energetica (e politica) da altri Paesi. L’efficientamento energetico del patrimonio abitativo del Paese si traduce, poi, nella possibilità concreta di far ripartire la filiera edile e produttiva di tecnologie innovative, incentivando la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro green, da Nord a Sud d’Italia, e rimettendo in moto le nostre micro, piccole e medie imprese, con un indotto in termini di benefici economici e ambientali incommensurabile.

La crisi conseguente all’emergenza da COVID-19 ha velocizzato anche la riflessione sul settore della mobilità e su quanto sia urgente ripensarla in chiave decarbonizzata, elettrica e condivisa, per agevolare l’adozione di nuove soluzioni non solo per il trasporto privato, ma anche per quello pubblico locale. Intorno a questo importante argomento abbiamo la necessità di adeguare l’intera filiera dell’automotive ai nuovi tempi. Una sfida centrale che il sistema produttivo del Paese saprà cogliere anche grazie agli strumenti e alle misure che il Governo sta mettendo in campo. La crisi rappresenta un’opportunità per ripensare persino il sistema turistico culturale, comparto fondamentale per il benessere economico del Paese, e tra i più colpiti dagli effetti della pandemia.

7 miliardi di euro per l’innovazione tecnologica e investimenti green

Fondamentale per l’avvio di una nuova politica industriale nazionale che possa sostenere una veloce ripresa dell’economia dopo l’emergenza COVID sarà l’innovazione tecnologica e green. Con il decreto attuativo del Piano Transizione 4.0, firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, saranno mobilitati 7 miliardi di euro di risorse per le imprese che maggiormente punteranno su innovazione, investimenti green, ricerca e sviluppo, attività di design e innovazione estetica e formazione 4.0. Una manovra, che appoggio pienamente, che fa leva su settori strategici per favorire il processo di transizione digitale del nostro sistema produttivo, e che consentirà alle imprese di condurre gli investimenti con maggiori certezze. Promuovere la sostenibilità ambientale dei processi produttivi e aziendali, favorendo un modello di economia circolare che riduca gli scarti, abbatta le emissioni e migliori la sicurezza ambientale, è un’occasione di rilancio economico e innovazione da cui ripartire, per supportare la competitività delle nostre imprese e valorizzare il Made in Italy.

Questi e altri ambiti operativi, necessari per la transizione energetica e la decarbonizzazione, sono pienamente in linea con il Green Deal europeo che, al centro della sua azione per la creazione di una società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna dove le emissioni di gas serra saranno azzerate e la crescita sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali, sta definendo un nuovo quadro di regole tra gli Stati, nelle quali la “carbon tax” avrà un ruolo centrale e non più procastinabile. Un dibattito, quello sulla carbon tax, nel quale l’Italia deve essere e sarà protagonista.

Programmare la ripresa in chiave green e porre le basi di un nuovo patto tra le forze produttive e le forze sociali è l’insegnamento più grande che possiamo cogliere dalla crisi provocata dal COVID e, se è vero che la transizione energetica e la decarbonizzazione rimangono priorità per l’Italia e l’Europa, è altrettanto vero che abbiamo tutte le carte in regola per perseguirla e far ripartire il nostro Paese.


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