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Cristina Corazza

Pianeta Idrogeno

di Cristina Corazza

In Italia come nel resto del mondo, l’idrogeno si sta sempre più affermando come elemento-chiave per la transizione energetica e leva di sviluppo economico. Si stima che entro il 2050 l’idrogeno green potrebbe soddisfare un quarto della domanda globale di energia, con investimenti gli investimenti superiori ai 60 trilioni di dollari (Bloomberg New Energy Finance) a livello mondiale, e un giro d’affari, per la sola Europa e 5,4 milioni di nuovi occupati (H2IT, l’Associazione italiana idrogeno). Lo studio European House Ambrosetti-Snam evidenzia che l’Italia potrà coprire il 23% del suo fabbisogno energetico con l’idrogeno, evitando 97,5 milioni di tonnellate di CO2eq.

In questo contesto, nel luglio scorso la Commissione Europea ha lanciato un’ambiziosa Strategia, seguita da Piani nazionali in Germania, Francia, Spagna. Anche l’Italia sta lavorando in questa direzione che viene considerata una priorità di azione dal ministro della Transizione ecologica Stefano Cingolani.

Ma quali sono le prospettive e gli scenari possibili a livello globale per la nascita di un’economia dell’idrogeno? Come deve muoversi il nostro Paese per creare una filiera di settore e conquistare spazi e competitività? Possiamo diventare un hub fra Africa, Mediterraneo e Nord Europa? E che cosa accade a livello di ricerca e innovazione? Nelle pagine che seguono abbiamo cercato di affrontare queste tematiche, di approfondire gli aspetti ambientali ed economici, le opportunità ma anche le sfide, gli ostacoli e le criticità da affrontare, insieme a protagonisti delle istituzioni, delle imprese e della ricerca.

Il viaggio nel ‘Pianeta Idrogeno’, inizia con un personaggio-chiave per la strategia e gli investimenti in R&I europei, la Commissaria alla Ricerca e all’Innovazione Marya Gabriel, cui fa seguito il contributo di Laurent Antoni Presidente di Hydrogen Europe Research, l’associazione europea degli organismi di ricerca sulle fuel cell e l’idrogeno. Lo scenario si amplia verso tre ‘paesi faro’ in tre continenti: gli Stati Uniti, con Sunita Satyapal, Direttore dell’Ufficio per le tecnologie dell’idrogeno, le fuel fell e l’efficienza energetica del Dipartimento energia (DOE), l’Australia con Ken Baldwin, Direttore dell’Energy Change Institute dell’Australian National University e l’Asia, con Noboru Hashimoto della Panasonic Yamanashi University in Giappone.

Arrivando all’Italia, dai diversi interventi emerge uno scenario in movimento, con molte attività in corso e una forte volontà di partecipazione anche a livello internazionale: è il caso, ad esempio, degli Importanti Progetti di Interesse Comune Europeo (IPCEI) illustrati dal Direttore generale per la politica industriale, l'innovazione e le PMI del Ministero dello Sviluppo economico, Mario Fiorentino, o di Mission Innovation di cui scrive Marcello Capra; le attività di R&S e le iniziative in corso vengono evidenziate da Antonino Aricò, Direttore dell’Istituto di Tecnologie Avanzate per l'Energia del CNR e dal vicepresidente di H2IT Luigi Crema,mentre Andrea Bombardi, Executive Vice President e Antonio Lucci, Senior Business Development Manager, sottolineano il crescente ruolo del RINA. Alle potenzialità della filiera italiana dell'idrogeno è dedicata l'analisi di Valerio De Molli, Managing Partner e amministratore delegato di The European House – Ambrosetti.
A livello di grandi imprese (e non solo), le priorità di azione e la volontà di essere in prima linea emergono dalle interviste a quattro dei maggiori protagonisti del settore: il Presidente del Gruppo Tecnico di Confindustria per l’energia, Aurelio Regina, e gli amministratori delegati di Enel, Francesco Starace, di Eni Claudio Descalzi e di Snam, Marco Alverà.

L’ultima tappa del viaggio è dedicata alle attività di R&S dell’ENEA, alle tecnologie, i progetti, le infrastrutture, gli investimenti a supporto delle filiere produttive di settore ed indotto. Tra queste spicca una Hydrogen Valley da 14 milioni di euro da realizzare nel Centro di Ricerche ENEA della Casaccia, alle porte di Roma, per dar vita ad un ‘ecosistema integrato’, aperto alle imprese, un incubatore di tecnologie e servizi, che vede insieme Ricerca, Industria e Istituzioni in un patto ‘green’ per far nascere un’economia dell’idrogeno.


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