
Biotecnologie: una leva strategica per innovazione, sostenibilità e competitività
di Francesca Mariotti
Presidente ENEA
L’ambito delle biotecnologie rappresenta oggi uno dei pilastri portanti su cui costruire la competitività futura dell’Italia e dell’Europa, nonché uno degli strumenti più efficaci ed incisivi per affrontare in modo concreto le grandi e rapide trasformazioni economiche, ambientali e sociali in atto. In uno scenario internazionale caratterizzato da rapide transizioni tecnologiche, instabilità geopolitiche e crescente pressione sulle risorse naturali, la capacità di integrare innovazione scientifica, sostenibilità e sviluppo industriale costituisce una leva strategica per garantire sicurezza economica, resilienza dei sistemi produttivi e qualità della vita dei cittadini.
L’Unione Europea ha riconosciuto con chiarezza il valore strategico delle biotecnologie, integrandole tra le priorità del Green Deal e delle nuove politiche industriali. Comunicazioni recenti, come “Costruire il futuro con la natura: stimolare le biotecnologie e la biofabbricazione nell’UE” (COM(2024)137), indicano con decisione la necessità di rafforzare la capacità europea di innovare attraverso soluzioni biologiche avanzate, promuovendo nuovi mercati basati su materiali sostenibili, un uso più efficiente delle biomasse e un rafforzamento della leadership europea nei mercati globali della bioeconomia.
Siamo inoltre nella fase conclusiva di definizione del nuovo quadro strategico europeo per una bioeconomia competitiva e sostenibile, che mira a favorire innovazione, investimenti e nuove filiere industriali “bio-based”, in grado di contribuire alla decarbonizzazione e alla riduzione della dipendenza da materie prime fossili. In questo contesto, strumenti come la piattaforma STEP e la Net-Zero Europe Platform includono esplicitamente le biotecnologie tra le tecnologie prioritarie per la sicurezza economica e per la transizione energetica e climatica.
In coerenza con tale indirizzo strategico, la nuova strategia europea sulla bioeconomia delinea con chiarezza le principali direttrici operative per la crescita di una bioeconomia realmente sostenibile e circolare. In particolare, essa individua quattro grandi obiettivi prioritari:
- Spingere su innovazione e investimenti, così da accelerare lo sviluppo di soluzioni biologiche avanzate.
- Far nascere nuovi mercati dedicati a materiali e tecnologie basati su risorse biologiche, più sostenibili rispetto a quelli tradizionali.
- Rendere l’uso della biomassa più sostenibile, lungo tutte le fasi della filiera, promuovendo la circolarità e proteggendo natura e biodiversità.
- Cogliere le opportunità internazionali, aiutando le imprese ad accedere ai mercati globali e contribuendo a definire l’agenda mondiale sulla bioeconomia sostenibile.
Anche l’Italia ha dimostrato una visione anticipatrice su questi temi. È stata tra i primi Paesi europei ad adottare, già nel 2017, una Strategia nazionale per la bioeconomia e ha successivamente rafforzato tale indirizzo inserendo nel 2022 azioni specifiche dedicate alla bioeconomia all’interno della Strategia nazionale per l’economia circolare. In questo modo ha anticipato l’indirizzo promosso dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, che considera circolarità e sostenibilità principi fondamentali anche per lo sviluppo della bioeconomia. Queste scelte testimoniano la volontà di costruire un sistema produttivo più resiliente, sostenibile e competitivo, capace di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie biologiche.
In questo quadro, il ruolo di ENEA assume una rilevanza particolare. L’Agenzia è impegnata nello sviluppo e nell’applicazione delle biotecnologie come leve strategiche di innovazione e di chiusura dei cicli produttivi, contribuendo alla transizione verso modelli di produzione e consumo sostenibili e circolari. L’approccio adottato è fortemente orientato alla valorizzazione delle risorse, alla riduzione degli sprechi e alla trasformazione degli scarti in nuove opportunità di crescita economica e industriale, in piena coerenza con gli obiettivi europei e nazionali di sostenibilità.
Le biotecnologie, infatti, non rappresentano soltanto un ambito scientifico di frontiera, ma costituiscono una vera e propria infrastruttura tecnologica abilitante, capace di generare valore lungo l’intera catena produttiva. Esse contribuiscono alla sicurezza alimentare, alla tutela della salute, alla gestione sostenibile delle risorse naturali e alla competitività del tessuto industriale. In Italia, il settore biotech è dinamico, con un fatturato di 13 miliardi di euro e 800 milioni investiti in Ricerca e Sviluppo. Nonostante la maggioranza delle imprese operi nel settore sanitario-farmaceutico, le aziende attive nei settori industriale e agri-zootecnico rappresentano oltre il 38% del totale, un dato significativo per la transizione circolare. Nel 2023 hanno realizzato circa il 17% del fatturato e l’11% degli investimenti in Ricerca e Sviluppo.[1]
Guardando al futuro, sarà essenziale consolidare un ecosistema dell’innovazione capace di integrare ricerca pubblica, sistema industriale e politiche di investimento. Ciò richiede una governance multilivello efficace, un quadro normativo chiaro e strumenti finanziari adeguati a sostenere la diffusione delle innovazioni biotecnologiche. Solo attraverso una collaborazione sinergica tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca sarà possibile costruire catene del valore resilienti e sostenibili, in cui le biotecnologie possano svolgere appieno il loro ruolo di catalizzatori di sviluppo.
In questo scenario, ENEA continuerà a operare come attore chiave nel supporto alle politiche pubbliche e nella promozione dell’innovazione tecnologica, contribuendo alla costruzione di un modello di sviluppo capace di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza economica e competitività industriale. Le biotecnologie rappresentano, oggi più che mai, una frontiera strategica per il futuro del Paese e dell’Europa, e una leva fondamentale per costruire un’economia realmente circolare, resiliente e orientata al benessere delle generazioni future.
